Israele – Immigrati africani, passo indietro sul patto con Unhcr

di Enrico Casale

Sull’accordo Israele-Unhcr, che prevede il trasferimento di 16mila migranti in Occidente, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha fatto marcia indietro. Il primo ministro ha annunciato che l’applicazione dell’intesa sarà sospesa. «Ho deciso di sospendere l’applicazione di questo accordo e di ripensarne i termini», ha scritto Netanyahu sulla sua pagina Facebook, spiegando di aver letto le critiche contro questo accordo che riguarda 16.250 migranti africani.

A convincere il premier a fare un passo indietro sono state soprattutto le dure critiche di Germania e Italia che, pur non essendo state parte della trattativa, erano state citate come possibili mete della ricollocazione dei migranti. «Sono attento alle critiche e incontrerò i rappresentanti dei Paesi interessati domani mattina», ha detto Netanyahu nel suo messaggio.

Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’accordo prevede che le autorità israeliane «sviluppino programmi per incoraggiare i richiedenti asilo eritrei e sudanesi a trasferirsi dai quartieri meridionali di Tel Aviv». L’Unhcr ha ricordato la preoccupazione per un precedente piano del governo israeliano che prevedeva il rimpatrio dei richiedenti asilo, anche nei loro Paesi d’origine. Il primo ministro israeliano ha spiegato le ragioni del fallimento di questo piano governativo di trasferimento in un paese terzo, compreso il Ruanda che, ufficialmente citato per la prima volta dalle autorità israeliane, ha rifiutato di accettare «immigrati illegali» da Israele, ha detto Netanyahu. Secondo le autorità israeliane, 42mila migranti africani vivono nel Paese, metà dei quali – donne e bambini – non sarebbero stati minacciati a breve dal piano di espulsione. Si tratta di migranti arrivati per lo più dopo il 2007 dal Sinai egiziano. Il confine con l’Egitto, all’epoca poroso, è stato rafforzato e reso quasi ermetico. In quel periodo si stabilirono in massa nei quartieri poveri di Tel Aviv.

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