Incognita Ciad, guerra di comunicati sugli scontri

di Stefania Ragusa
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Violenti scontri tra le forze armate ciadiane e i ribelli del Fronte per l’alleanza e la concordia (Fact) sono avvenuti sabato pomeriggio nella provincia di Kanem, a 100 km a nord dal capoluogo Mao, e a circa 400 km a nord dalla capitale del Ciad, N’Djamena. Sull’esito dei combattimenti, è guerra di comunicati, che riportano versioni diametralmente opposte, ma che confermano in ogni caso una netta avanzata delle forze ribelli del Fact verso sud, in direzione della capitale.

Secondo un bilancio presentato ieri sera dal generale di brigata Azem Bermandoa Agouna, portavoce dell’esercito, i soldati avrebbero ucciso 300 ribelli e ne avrebbero catturato 150, mentre l’esercito ciadiano avrebbe perso solo cinque uomini e contato 36 feriti. Il generale ha precisato che l’intera colonna di ribelli è stata decimata.

I ribelli dal canto loro rivendicano la vittoria con oltre 400 soldati uccisi di cui una decina di ufficiali superiori. Il social media Toubou Media, che dalla prima incursione l’11 aprile scorso rilancia i proclami della ribellione, riferisce i nomi di generali uccisi o scomparsi – tra loro ci sarebbe il capo di stato maggiore Abakar Kereinkeno – e sostiene che il figlio del presidente Idriss Deby Itno, il generale Ousman Bar Mahamat Itno, sarebbe ferito gravemente.

Difficile ottenere conferme indipendenti a tutto questo, ma è certo che la situazione sta iniziando a preoccupare l’opinione ciadiana e internazionale, nonostante i tentativi da parte delle autorità ciadiane di minimizzare la vicenda. Nel fine settimana, la diplomazia statunitense ha chiesto al suo personale non essenziale di lasciare il Paese. Anche il Regno Unito ha consigliato ai suoi concittadini di lasciare il Ciad il prima possibile.

L’11 aprile scorso, a urne ancora aperte per le elezioni presidenziali, il Fact ha attraversato il confine libico ed è entrato nel nord del Ciad con l’obiettivo di “liberare il Paese dalla dittatura” di Idris Deby. Il Fact è un ramo dissidente dell’ex Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo (Ufdd). È stato fondato 2 aprile 2016 a Tanoua, nel nord del Ciad, ed è guidato da Mahamat Mahdi Ali, esponente della comunità gorane (quella dell’ex presidente Hissene Habré), che per molti anni ha vissuto in Francia, a Reims, dove ha studiato, messo su famiglia e militato nel Partito socialista.

Negli ultimi anni il Fact, come altri gruppi dell’opposizione ciadiana, ha fatto base nel sud della Libia. Da lì però, alla luce degli ultimi sviluppi politico-diplomatici, i gruppi armati hanno necessità di muoversi. Se il Fact sostiene di essere entrato in Ciad per motivi politici interni, alcuni osservatori leggono questa incursione come la ripercussione dell’evacuazione dovuta dei mercenari stranieri dalla Libia. Non è chiaro se il Fact, che avrebbe tra le proprie file circa 1.500 uomini, abbia agito da solo o se sia sostenuto da qualche potenza o qualche altro gruppo armato coinvolto sul territorio della Libia. Alcuni osservatori ipotizzano che la dimostrazione di forza dei ribelli sia una tattica per costringere il regime di Deby a negoziare il loro ritorno nel Paese.

(Céline Camoin)

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