«In Burundi si rischia un nuovo genocidio»

di Enrico Casale
polizia burundese
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marguerite barankitse«È necessario richiamare l’attenzione dei media e dell’Unione europea su quanto sta avvenendo in Burundi, dove si respira un clima pre-genocidiario», così Marguerite Barankitse, attivista burundese vincitrice di numerosi premi per la difesa dei diritti dei rifugiati e dei minori, si rivolge a un ristrettissimo gruppo di giornalisti che hanno risposto al suo appello.

Marguerite sta infatti girando l’Europa per denunciare che cosa sta accadendo in Burundi, dopo che, a luglio, il Presidente Pierre Nkurunziza si è ricandidato per la terza volta e per la terza volta è stato rieletto alla massima carica (violando la Costituzione che prevede un massimo di due mandati).La maggioranza della popolazione non ha accettato la sua permanenza al potere. Nelle settimane si sono susseguite numerose manifestazioni e un colpo di Stato, che però è fallito.

Censura, repressione, abusi, violazione dei diritti umani e sfruttamento minorile: ecco i punti cardine del governo del «neo-eletto». Maggie, che al tempo della guerra civile aveva fondato una casa famiglia («Maison Shalom»), nella quale 10mila bambini, tra orfani di guerra e bambini-soldato, avevano potuto ricostruirsi un futuro, sprigiona rabbia dal volto e dalla gestualità quando spiega che «Nkurunziza sta creando un esercito di 1.500 bambini-soldato che sta facendo addestrare da ex miliziani ruandesi».

Nkurunziza, inoltre, sta isolando sempre di più il Burundi per nascondere ai Paesi occidentali gli orrori di cui egli è artefice. «Il nostro dittatore ha espulso o messo nelle condizioni di fuggire dal Paese diverse autorità, intellettuali e personalità politiche, compreso il vicepresidente della Corte Costituzionale Sylvere Nimpagaritse che a maggio è scappato dopo essersi rifiutato di emettere una sentenza a favore del Presidente che, in teoria, avrebbe dovuto lasciare», dice la Barankitse. Anche Marguerite stessa non può più entrare nel proprio Paese: su di lei il Governo ha emesso un mandato di cattura. «Attualmente sono in esilio in Ruanda dove cerco di occuparmi a distanza dell’ospedale “Rema” e della “Maison Shalom”, strutture che ho fondato nel 1994 a Ruyiji. Appena finirò il mio giro in Europa tornerò là. Ma è difficile, i conti dell’ospedale sono stati bloccati».

«Nessuno – continua – sa cosa stia accadendo in Burundi e c’è troppa indifferenza da parte della comunità internazionale ma la situazione è davvero fuori controllo». I giornalisti locali non possono parlare, e, chi lo fa, rischia la morte. Gli assassinii di oppositori politici non sono mancati. Nella notte tra il 7 e l’8 settembre, per esempio, Patrice Gahungu, portavoce del partito di opposizione Udp (Unione per la democrazia e la pace) è stato ammazzato con due colpi di pistola alla testa. Lo scorso 23 maggio è stato ucciso anche Zedi Feruzi, ex leader dell’Udp.

E chi non viene ucciso viene torturato. Tremende violenze vengono perpretrate a danno sia di alti esponenti dell’opposizione sia di semplici cittadini che manifestano il proprio dissenso. Il colonnello Richard Agabimana, vice Capo della Direzione generale della Polizia nazionale, è stato torturato in carcere perché accusato di aver partecipato al tentavo di colpo di Stato a maggio.

«Coloro che sono etichettati dalla mente folle di Nkurunziza come dissidenti politici vengono rapiti di notte e vengono fatte loro cose tremende. La polizia in questi giorni sta entrando nelle carceri per disfarsi dei prigionieri politici», spiega Marguerite che, dopo una breve pausa, continua, mentre mostra agli ascoltatori foto di persone massacrate: «ad alcuni vengono tagliati i genitali, altri vengono cosparsi di acido per costringerli a parlare e fare nomi».

A confermare l’orrore raccontato dalla coraggiosa donna è l’ultimo rapporto sul Burundi di Amnesty International, nel quale sono riportate le testimonianze di alcune vittime: «Hanno iniziato a picchiarmi con delle barre di ferro. Poi mi hanno chiesto di spogliarmi. Hanno attaccato un contenitore da cinque litri pieno di sabbia ai miei testicoli. Lo hanno lasciato lì per più di un’ora e io sono svenuto. Dopo mi hanno fatto sedere in un contenitore non profondo colmo di acido… Bruciava terribilmente!», racconta ad Amnsety un uomo che è stato arrestato a giugno. O, ancora: «Mi hanno picchiato meticolosamente. Hanno usato una sbarra metallica e l’elettroshock sul mio anulare». E un altro ancora: «Mi hanno detto: se non confessi ti uccidiamo. Io ho risposto: “Come posso confessare se non so nulla?” Da quel momento, l’orrore». I racconti potrebbero continuare.

Sete di potere e di denaro, traffici illeciti e accordi nascosti stanno accecando la mente di Nkurunziza. Dietro alle barbarie, infatti, si celano anche interessi economici. «La zona di Rutana è ricca di nikel, Nkurunziza non vuole rinunciarci e stringe patti con potenze occidentali, con la Cina e altri Paesi africani», spiega Marguerite. Pare infatti che Agathon Rwasa, leader dell’opposizione, sia stato pagato dal Presidente ugandesi Yoweri Museveni per smettere di contrastare Nkurunziza. Museveni è quindi al fianco di Nkurunziza e i motivi appaiono chiari: prima di tutto vuole appoggiare il collega Presidente-dinosauro che, esattamente come lui, sta violando il dettato costituzionale. Museveni ha già reso ufficiale la sua quarta candidatura alle elezioni del 2016 (la Costituzione ne prevede solo due). In secondo luogo, Museveni vuole proteggere gli accordi tra Uganda e Burundi per lo sfruttamento illegale dei giacimenti di nikel.

Di fronte a tale corruzione, Marguerite Barankitse si appella anche alla Comunità di Sant’Egidio «che è sempre stata molto attiva in Burundi e che potrebbe fare tanto».

La «mamma nazionale» del Burundi, in questo modo veniva chiamata Maggie nel suo Paese, è risoluta e parla molto chiaro: «L’Unione Europea deve intervenire per cacciare Nkurunziza prima che questo folle dittatore riesca a porre e far crescere il germe dell’odio tra hutu e tutsi e far passare gli orrori da lui causati e da lui voluti per una delle solite guerre etniche dietro alle quali si sono sempre nascoste le potenze occidentali e gli interessi economici dei più forti».

Valentina Giulia Milani

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