Il Covid non ferma gli arrivi di ebrei etiopi in Israele

di Enrico Casale
falasha
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Nuovi migranti provenienti dall’Etiopia sono atterrati ieri mattina in Israele. I voli, secondo quanto riporta il Jerusalem Post, sono atterrati all’aeroporto Ben-Gurion, nonostante lo scalo sia chiuso per la pandemia di covid-19, grazie a un’intesa tra ministro dell’Integrazione, Pnina Tamano-Shata (lei stessa di origini etiopi); ministro dei trasporti Miri Regev; The Jewish Agency e International Fellowship of Christians and Jewish.

«Questi migranti etiopi stanno arrivando in Israele dopo anni di lontananza dalle loro famiglie e finalmente riusciranno a unirsi a esse», ha detto Tamano-Shata.

«Sono contento che anche in questi tempi folli riusciamo a portare gli ebrei nella loro nuova casa in Israele. Ringrazio le organizzazioni per l’aliya: The Jewish Agency e International Fellowship of Christians and Jewish – ha detto Isaac Herzog, presidente dell’Agenzia ebraica per Israele -. Continueremo a operare fino a quando l’ultimo degli ebrei in Etiopia atterrerà in Israele».

Dopo le operazioni Mosé e Salomone che, negli anni Ottanta e Novanta, fecero arrivare dall’Etiopia (allora governata da Manghistu Hailé Mariam) migliaia di ebrei della comunità etiope (beta israel), Israele non aveva più organizzato rimpatri massicci. Nel 2015, il premier Benjamin Netanyahu aveva però promesso di riunire centinaia di famiglie etiopi di discendenza ebraica rimaste divise tra i due Paesi. Da allora gli attivisti della comunità hanno accusato il governo di non fare molto per dare attuazione a questa iniziativa. Poi le operazioni di rientro hanno avuto un’accelerazione e sono riprese lo scorso anno.

Molti tra chi è rientrato sono, in realtà, falashmura, cioè ebrei che in passato si sono convertiti al cristianesimo. Non sono quindi considerati ebrei a tutti gli effetti. È permesso loro l’accesso in Israele unicamente per riunirsi alle loro famiglie emigrate in precedenza.

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