Guinea-Bissau | «Sissoco Embaló è presidente»

di Enrico Casale
Umaro Sissoco Embalo

Quasi quattro mesi dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali del 29 dicembre 2019, Ecowas (organizzazione economica dell’Africa occidentale) ha riconosciuto ufficialmente la vittoria di Umaro Sissoco Embaló in Guinea-Bissau. Una vittoria per il candidato del partito Madem-15, peraltro già riconosciuta dalla Commissione elettorale nazionale ma ancora contestata davanti alla Corte suprema dal rivale Domingos Simões Pereira del Paigc.

In una dichiarazione pubblicata giovedì mattina, l’Ecowas «rileva che la Commissione elettorale nazionale ha annunciato per tre volte i risultati finali delle elezioni presidenziali, anche se, per effetto di malintesi con la Corte suprema, non si sono ancora risolte le controversie elettorali». L’organizzazione regionale ha così deciso di riconoscere la vittoria di Umaro Sissoco Embaló «dopo un’analisi approfondita della situazione politica del Paese».

Per Sissoco Embaló si tratta di una vittoria diplomatica dopo aver forzato la mano proclamandosi presidente e prendendo la residenza nel palazzo presidenziale grazie al sostegno mostrato dell’esercito. «Un colpo di Stato», secondo i suoi avversari.

Tuttavia, questo riconoscimento è solo una vittoria parziale, perché non riguarda il suo governo. L’Ecowas ha chiesto a Umaro Sissoco Embaló di designare un nuovo premier (al posto di Nuno Nabiam) e un nuovo esecutivo entro il 22 maggio nel rispetto della Costituzione. La legge fondamentale prevede infatti  la nomina di un primo ministro che goda della fiducia del Parlamento (dove però dominano il Paigc i suoi alleati).

Mercoledì scorso, il presidente, ora riconosciuto dai suoi colleghi dell’Africa occidentale, ha discusso della possibile organizzazione di nuove elezioni legislative. I capi di Stato e di governo dell’Ecowas hanno inoltre chiesto al nuovo presidente di «avviare immediatamente una riforma della Costituzione da sottoporre a referendum tra sei mesi». Una misura necessaria «per garantire la stabilità del Paese».

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