Grande diga sul Nilo, diplomazia al lavoro

di claudia
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L’incontro in corso a Kinshasa (Rd Congo) tra Egitto, Sudan ed Etiopia sulla Grande diga del rinascimento potrebbe essere “l’ultima occasione per rilanciare i colloqui” prima che si avvi la seconda fase di riempimento del bacino da parte dell’Etiopia. Ad affermarlo è stato l’Egitto in una dichiarazione ufficiale rilasciata ieri.

L’incontro, iniziato ieri, si concluderà oggi. I precedenti tentativi di raggiungere un accordo sulla gigantesca diga sul Nilo azzurro sono falliti. L’Etiopia afferma che la diga è fondamentale per il suo sviluppo economico e per la produzione di energia. L’Egitto teme che lo sbarramento metta in pericolo le sue riserve idriche, mentre il Sudan è preoccupato per la sicurezza della diga e per la regolazione dei flussi d’acqua attraverso le proprie dighe e stazioni idriche.

Il governo di Addis Abeba ha affermato che riempirà nuovamente il bacino della diga dopo l’inizio delle piogge stagionali anche senza un’intesa. Una mossa a cui Sudan ed Egitto si oppongono.

“Questi negoziati rappresentano l’ultima opportunità che i tre Paesi devono cogliere per raggiungere un accordo prima della prossima stagione delle piogge”, ha detto in un comunicato il ministro degli Esteri egiziano. La scorsa settimana, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha detto che la modifica dei flussi idrici potrebbe portare a “un’inconcepibile instabilità nella regione”. Per il Sudan la questione della diga si aggiunge alle dispute sul confine con l’Etiopia sulla fertile regione di al-Fashqa. In una dichiarazione separata, Khartum ha affermato che l’Etiopia ha alzato la posta in gioco nei negoziati cercando di riaprire le discussioni sulla distribuzione dell’acqua del Nilo.

“Invito tutti a ricominciare, ad aprire una o più finestre di speranza”, ha detto Felix Tshisekedi, presidente della Rd Congo e presidente dell’Unione Africana, nonché mediatore dei negoziati. Il Sudan a marzo ha accolto con favore un’iniziativa degli Emirati Arabi Uniti per mediare sia i colloqui sulla diga che la disputa sul confine, ma ha anche chiesto l’inclusione delle Nazioni Unite, dell’Unione europea e degli Stati Uniti come mediatori.

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