Forze congiunte per pacificare il Darfur. Servirà?

di Stefania Ragusa
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Il Sudan ha deciso di schierare una forza congiunta, che includa militari ed ex ribelli, nella regione del Darfur per mantenere la sicurezza e proteggere i civili. La decisione è arrivata sulla scia delle recenti violenze tribali mortali a el-Geneina, nel Darfur occidentale, che sono costate la vita a 137 persone e hanno determinato il ferimento di altre 221.

La decisione è stata presa nel corso di una riunione che del Consiglio per la sicurezza e la difesa che si è tenuta sabato. Secondo quanto riporta la stampa locale, intervenendo all’incontro, il ministro della Difesa, Yassin Ibrahim, ha affermato che è stato deciso di «formare una forza congiunta composta da forze regolari e da tutte le parti firmatarie dell’accordo di pace, una forza flessibile capace di un rapido intervento per mantenere la sicurezza in Darfur».

Ibrahim ha anche affermato che si accelererà «la preparazione delle forze congiunte» e il dispiegamento nelle potenziali aree di conflitto in Darfur. Inoltre, il ministro ha annunciato la riattivazione della campagna di ritiro delle armi e l’adozione «delle misure necessarie per prevenire le manifestazioni di presenza armata nelle città». Ha aggiunto che le decisioni includono il rafforzamento del controllo delle frontiere per prevenire il flusso di armi.

Attualmente sono presenti 6.000 soldati nella regione del Darfur, ma il governatore del Darfur occidentale si è lamentato del fatto che i ministeri degli Interni e della Difesa non hanno risposto alle sue richieste per rinforzi del contingente.

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