Camerun: è morto lo storico leader John Fru Ndi, il percorso di un uomo d’azione

di claudia

di Céline Camoin

“La nostra esperienza ci ha insegnato a sederci sempre attorno a un tavolo e a far sentire la nostra voce. Non è nel boicottaggio e nell’astensione che registriamo la voce dissenziente, ma nella piena partecipazione, e raccontando costantemente la storia alternativa”: John Frun Ndi era un uomo d’azione e di coraggio, come dimostrano le sue parole. Lo storico leader dell’opposizione si è spento nella notte di ieri, ormai indebolito da fragili condizioni di salute, all’età di 81 anni.

John Frun Ndi lascia un partito, il Social democratic front (Sdf), in procinto di organizzare il suo congresso generale, a seguito di una spaccatura interna principalmente tra due correnti, quella stretta attorno al primo vicepresidente Joshua Osih, e quella stretta al deputato Jean-Michel Nintcheu e al cosiddetto gruppo dissidente G27.

Un baobab è caduto”, titola stamani il sito anglofono Mimi Mefo Info, che propone una biografia di “Ni” (un titolo simbolo di rispetto) John Fru Ndi. Nato a Baba II, vicino a Bamenda, nell’allora provincia Nord-occidentale del Camerun, nel 1957 andò in Nigeria per studiare al Lagos City College e lavorare dopo aver frequentato la scuola in Camerun presso la Baforchu Basel Mission e la Santa Native Authority.

Nel 1990 Fru Ndi fondò l’Sdf, un partito di opposizione, di cui fu eletto presidente nazionale nel primo congresso del maggio 1992. Per le elezioni presidenziali dell’ottobre 1992, fece una campagna di successo contro il presidente Paul Biya, ricevendo il 36% dei voti e classificandosi secondo, con quattro punto percentuali di disavanzo nei confronti dell’avversario, già al potere dal 1982. L’elezione fu criticata e considerata segnata da irregolarità e frodi, ma la Corte Suprema la convalidò.

Alla fine di ottobre 1992, durante l’esplosione di violenza nella provincia del Nord-ovest, successiva alle elezioni, Fru Ndi fu posto agli arresti domiciliari per circa un mese.

Fru Ndi e la moglie Rose parteciparono all’investitura del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton il 20 gennaio 1993, conferendo un impatto simbolico in Camerun e un senso di riconoscimento e di legittimità di Fru Ndi.

Dopo il boicottaggio delle presidenziali dell’ottobre 1997, il candidato Fru Ndi arrivò ancora una volta secondo, ma stavolta con un ampio margine dietro Biya: il 17,40% dei voti, contro il 70,92% del presidente.

Fru Ndi denunciò frodi alle elezioni parlamentari del luglio 2007 e ne chiese l’annullamento; l’Sdf ottenne il secondo maggior numero di seggi, ma molto minore rispetto al partito presidenziale.

Fru Ndi indette una giornata di lutto nazionale il 21 aprile 2008, per ricordare i morti durante le proteste antigovernative del 2008 e la “morte della democrazia” in Camerun. Fru Ndi dichiarò di ritenere che gli emendamenti costituzionali del 2008 avessero lo scopo di consentire al presidente Biya di essere il dittatore per tutta la vita del Camerun e che le riforme avrebbero istituzionalizzato la corruzione, l’immunità e l’inerzia. Fru Ndi si candidò, ancora una volta senza successo, alle elezioni presidenziali dell’ottobre 2011, finendo secondo a distanza da Biya.

John Fru Ndi ha criticato la gestione da parte del governo camerunese della crisi anglofona, una guerra che lo ha danneggiato direttamente. I separatisti dell’Ambazonia hanno, tra l’altro, bruciato la sua residenza a Bamenda nell’ottobre 2018. Suo fratello fu rapito da uomini armati che hanno chiesto un riscatto il 19 aprile 2019. Otto giorni dopo, fu rapito lui stesso mentre era in visita a Kumbo, nella regione Nord-occidentale, per partecipare al funerale di Joseph Banadzem, capogruppo parlamentare dell’Sdf. Fru Ndi, rilasciato poco dopo, sarebbe stato catturato per essere costretto a rimuovere tutti i legislatori Sdf dalle assemblee, cosa che Fru Ndi però rifiutò.

Fru Ndi disse nel giugno 2019 che, sebbene non fosse un separatista, il governo “lo stava spingendo” a esserlo. Fru Ndi insistette per  visitare le regioni anglofone senza una scorta di sicurezza, affermando di non aver paura della sua stessa gente, soprattutto dei separatisti. Fu nuovamente rapito dai ribelli e liberato il giorno successivo, accusato dalla ribellione di mancato sostegno. 

Una lotta per il pluralismo senza compromessi

La morte di John Fru Ndi fa passare lo storico oppositore al regime di Paul Biya in Camerun negli archivi della storia. L’addio al Chairman, fondatore del partito Sdf, suscita numerose reazioni e commenti, omaggi a una delle figure emblematiche della storia politica del Camerun e della sua ricerca di pluralismo.

L’analista Aristide Mono, nella sua cronaca quotidiana su Equinoxe radio, ricorda che Fru Ndi è stato il primo politico a far “sudare freddo” il regime “autoritario e brutale del 6 novembre”, ovvero del presidente Biya, al potere dal 6 novembre 1982, a seguito delle dimissioni del suo predecessore.

“Al costo della loro vita, della loro integrità fisica a costo della loro sicurezza”, Mono ricorda che Fru Ndi faceva parte degli uomini politici che si sono impegnati per l’apertura del gioco politico camerunese, per il ritorno al multipartitismo, la libertà di associazione e la libertà di parola

“La gente lo ricorderà sempre. Un semplice libraio di Ntarikon scelto come pezzo di ricambio di un regime che non può giustificare, oggi, la sua ostinazione a rimanere al potere 40 anni dopo (…) Si è imposto a tutti come l’uomo del popolo, l’incarnazione del potere al popolo”.

Aristide Mono ricorda l’integrità politica di John Fru Ndi, che mai accettò compromessi o posizioni offerte per avvicinarsi al campo della maggioranza. “Nonostante le opportunità alla sua portata, Fru Ndi ha voluto giocare la carta dell’altruismo, preferendo invece veder emergere i suoi compagni”, nota lo studioso.

“Aveva anche la possibilità di attingere alle primavere politiche antidemocratiche che andavano di moda. L’Africa delle transizioni attraverso le armi. L’africano dei mercenari. L’Africa dei commandos, delle potenze occidentali in disgrazia. Ha fatto la scelta di non opporre l’incendio ai promotori dell’incendio. La ribellione armata era alla sua portata, ma rimase nei sentieri della convenzionalità”.

“Di imperfezioni, peraltro consustanziali alla natura umana, ne ha nel bagaglio, ma non possono né oggi né domani cancellare la gloriosa esperienza dell’uomo nello smantellamento del regime oppressivo neocoloniale”, osserva ancora l’analista indipendente,  noto per le sue posizioni critiche del regime in carica.

Prima dell’omaggio post mortem all’uomo di Ntarikon, Mono ritiene sia da deplorare la mancata attenuazione delle scosse che stanno scuotendo oggi la sua formazione politica.

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