Nigeria | Segnali di apertura

di Valentina Milani
nigeria confini

Nigeria, Niger e Benin hanno accettato di istituire un comitato di controllo per affrontare il contrabbando dopo mesi di chiusura delle frontiere. Giovedì 14 novembre i rappresentanti del comitato congiunto anticontrabbando, compresi i ministri degli esteri, si sono riuniti ad Abuja, in Nigeria, per cercare di risolvere il problema del contrabbando e, quindi, delle frontiere chiuse.

Le delegazioni del Benin e del Niger hanno infatti fatto appello all’immediata riapertura dei confini nigeriani riaffermando il proprio impegno a migliorare l’integrazione economica. Nigeria, Niger e Benin hanno così accettato di riunirsi alla fine del mese di novembre per raccomandare l’apertura delle frontiere.

Come riporta RFI, il Ministro degli Esteri nigeriano, Geoffrey Onyeama, ha dichiarato: “i tre Paesi hanno riaffermato il loro impegno per favorire un dialogo economico”.

Il problema risale ad agosto, quando la Nigeria annunciò la parziale chiusura dei propri confini con il Niger e il Benin per frenare il contrabbando di riso e altre materie prime.  Una decisione che generò non poco malcontento tra i Paesi vicini.  Gli effetti sul Benin, per esempio, sono stati davvero pesanti essendo il Paese un esportatore chiave di generi alimentari per la Nigeria.  In generale la chiusura ha poi causato un’impennata dei prezzi dei prodotti base, come il riso, nei mercati circostanti.

Il 15 ottobre la chiusura totale: in quella data la Nigeria sigillò infatti i suoi confini terrestri con Benin, Niger, Ciad e Camerun senza indicare alcun limite temporale per la loro riapertura. Nonostante il Paese importi numerosi generi alimentari per la numerosa popolazione che lo abita, il governo di Abuja sta cercando di rafforzare l’agricoltura domestica e di diversificare l’economia nazionale, fortemente dipendente dal petrolio.

In ogni caso le chiusure unilaterali delle frontiere vanno contro tutti i trattati commerciali e di libera circolazione firmati nell’ambito della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS).

Si spera pertanto che questo primo spiraglio di riapertura conduca a decisioni effettive che portino un po’ di ossigeno al Benin e agli altri Paesi confinanti.

 

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