25 aprile 1974, con la Rivoluzione dei garofani finisce l’impero portoghese

di Enrico Casale
fraternità, di pace e di uguaglianza

Il 25 aprile 1974, 45 anni fa, alle note della canzone Grândola vila morena scattava la Rivoluzione dei garofani (Revolução dos Cravos), colpo di Stato incruento (morirono solo quattro persone) che portava alla caduta di Marcelo Caetano. Dagli anni Trenta, il Portogallo era governato da una dittatura filofascista, una delle ultime grandi dittature europee rimaste dopo la Seconda guerra mondiale. Marcelo Caetano era arrivato alla guida del Paese sei anni prima sostituendo il fondatore dell’Estado Novo, António de Oliveira Salazar (impossibilitato da una malattia invalidante a governare).

Salazar, economista e giurista e grande ammiratore di Benito Mussolini (del quale teneva una foto autografata sulla scrivania), aveva dato vita a un regime filofascista e tradizionalista. Nonostante durante la Seconda guerra mondiale avesse mantenuto una certa vicinanza agli alleati, Salazar era un uomo di estrema destra che aveva represso ogni forma di dissenso politico e sociale. Non solo, ma aveva mantenuto un’impronta imperialista, rimanendo insensibile alle richieste di indipendenza delle vastissime colonie portoghesi in Africa e in Asia. Anzi, con i movimenti indipendentisti di Angola, Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico e São Tomé e Príincipe aveva tenuto una mano durissima. Per anni aveva inviato truppe per sedare il malcontento e le rivolte. Migliaia di giovani ragazzi di leva, guidati da ufficiali subalterni poco motivati, avevano pagato il prezzo dell’ambizione di mantenere l’impero costruito dal piccolo Portogallo a partire dal XV secolo. Lo sforzo bellico era costato moltissimo al Paese in termini economici, causando una lunghissima stagnazione sistema produttivo e finanziario lusitano.

Proprio l’effetto combinato di questa depressione e del malcontento delle truppe sono alla base della rivolta. Un gruppo di ufficiali subalterni (quasi tutti capitani) riuniti nel Movimento delle forze armate, di matrice progressista, elabora un progetto per rovesciare il regime di Marcelo Caetano. Il 25 aprile 1974 scende in strada e, senza incontrare pressoché alcuna resistenza, destituisce il governo. Caetano si dimette e si apre una nuova stagione democratica. A dare il via alla rivolta è una canzone, Grândola vila morena, che parla di una città, Grândola appunto, che nel Medio Evo era stata sotto la dominazione moresca e fino agli anni Cinquanta era stata sede della Sociedade Musical Fraternidade Operária Grandolense, una delle prime cooperative e associazioni operaie portoghesi. Il testo, che parlava di  fraternità, di pace e di uguaglianza, non era piaciuto al regime, che lo aveva bandito.

Dopo il colpo di Stato, in un breve lasso di tempo, Angola, Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico e São Tomé e Príncipe  ottengono l’indipendenza in seguito ad accordi tra i movimenti di liberazione nazionale e il governo portoghese. La colonia di Timor dichiara l’indipendenza, ma viene invasa cinque giorni dopo dall’Indonesia. Macao, invece, resta territorio portoghese, in vista di un futuro accordo con la Cina per il passaggio di sovranità, stipulato poi nel 1984 e attuato nel 1999.

L’indipendenza delle colonie portoghesi ha effetti anche su altre lotte di liberazione africane. Il regime salazarista (e quello di Caetano) erano stati stretti alleati del Sudafrica dell’apartheid e della Rhodesia segregazionista di Ian Smith. Così stretti, che i velivoli sudafricani, cui nessun aeroporto sul continente africano permetteva di atterrare, nelle loro rotte con l’Europa facevano scalo nell’isola di Sal a Capo Verde, dove i portoghesi offrivano loro il carburante per proseguire. Non solo, i ribelli rhodesiani che sconfinavano in Mozambico trovavano la dura opposizione dei militari portoghesi che li respingevano e spesso li consegnavano alle forze di sicurezza di Salisbury. Con l’indipendenza del Mozambico, la guerra in Rhodesia volta pagina. Maputo, dove si è insediato un regime di matrice socialista, sostiene la rivolta dei miliziani guidati da Robert Mugabe e da Joshua Nkomo. Una nuova stagione si apre così per l’Africa australe.

Nel 1975 morirà Francisco Franco, il dittatore spagnolo, e per l’Europa finirà il lungo periodo delle dittature di destra.

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