Weah in crisi: «No a un terzo mandato»

di Enrico Casale
Weah
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Il presidente liberiano George Weah non correrà per un terzo mandato. L’ex attaccante del Milan negli Anni Novanta, Pallone d’oro 1995, oggi uomo politico, eletto capo dello Stato nel gennaio del 2018, ha messo le mani avanti. Non ripeterà gli errori di molti politici africani. Non rimarrà attaccato alla sedia anche se ne avesse la possibilità.

In Liberia si sta infatti organizzando un referendum sulle modifiche alla costituzione per ridurre il numero di anni di un mandato presidenziale da sei a cinque. L’opposizione afferma che il cambiamento costituzionale potrebbe consentire al presidente Weah, che deve ancora terminare il primo mandato, di candidarsi per un terzo mandato. Ma il capo dello staff, Nathaniel McGill, ha dichiarato ai giornalisti della capitale Monrovia che «non è bene che un uomo sia presidente per molto tempo […] e il presidente non sta pensando a un terzo mandato».

George Weah, al potere dal gennaio 2018, sta affrontando sfide epocali per rimettere in piedi una nazione che ha vissuto una lunga crisi politico-militare. Tuttora la Liberia è tra i Paesi più poveri del mondo, la maggior parte della popolazione sopravvive grazie all’economia informale. L’economia liberiana ha conosciuto un declino nel corso dei due anni di potere di Weah. Le banche non sono state in grado di pagare coloro che vi avevano depositato i propri risparmi, i salari sono stati differiti e i prezzi delle materie prime di base sono saliti alle stelle.

«I progetti del governo per ridurre la povertà, creare nuovi posti di lavoro, rispondere alle esigenze infrastrutturali e sviluppare un settore agricolo in grado di aumentare la produzione alimentare difficilmente arriveranno in porto – spiegano gli analisti di Index of Economics Freedom -. Sono necessarie riforme per migliorare il sistema degli investimenti e del commercio. La Liberia convive con uno Stato di diritto fragile in cui il diritto di proprietà non è rispettato e il sistema giudiziario è poco trasparente. Questi sono ostacoli che seriamente impediscono lo sviluppo del settore privato. Il rilancio economico dipenderà dalla diversificazione, dal rafforzamento delle istituzioni, dall’azione per combattere la corruzione e dalla stabilità politica».

In gennaio migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro il presidente e per chiederne le dimissioni. I manifestanti chiedevano che il presidente licenziasse il suo team economico, che ritenevano responsabile della grave crisi di liquidità che rende spesso impossibile prelevare al bancomat, del mancato pagamento dello stipendio a migliaia di dipendenti pubblici e di un’inflazione che viaggiava su cifre intorno al 30%.

Weah ha accusato i politici dell’opposizione di avere organizzato le manifestazioni e li ha invitati a concentrarsi invece sulla creazione di posti di lavoro. Ma l’impopolarità di Weah è cresciuta e nei mesi la situazione non è migliorata anche per effetto della quarantena imposta per contenere la pandemia di Covid-19.

(Tesfaie Gebremariam)

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