Un anno di Ebola in Congo: 1800 vittime e secondo decesso a Goma

di Marco Simoncelli

È deceduto martedì il secondo paziente contagiato dal virus Ebola registrato a Goma, capoluogo della regione nord-orientale di Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Lo hanno riferito le autorità locali, come riporta France24, secondo cui l’uomo era arrivato città, importante snodo dei trasporti del Paese ed estremamente popoloso, da una zona di campagna lo scorso 13 luglio e successivamente si era sentito male. Una volta diagnosticato il virus, il paziente era stato isolato dalla squadra di soccorritori impegnati a contrastare l’epidemia che sta causando migliaia di vittime in una regione poverissima ed estremamente instabile, ma non ce l’ha fatta.

Cresce così la preoccupazione che l’epidemia possa diffondersi nell’area densamente popolata e superare i confini con Rwanda, Uganda e Sud Sudan.

Il primo caso di Ebola a Goma, un sacerdote in seguito deceduto, è stato individuato il 14 luglio, spingendo l’Organizzazione mondiale della sanità a dichiarare l’epidemia nelle province del Kivu settentrionale e dell’Ituri, una “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale”.

“I team di risposta continuano a lavorare per decontaminare la zona e i contatti ad alto rischio sono stati identificati e saranno vaccinati da domani”, ha detto il nuovo capo del team governativo di risposta a Ebola, Jean-Jacques Muyembe, nominato al posto di Oly Ilunga Kalenga, ministro della Sanità dimessosi il 22 luglio, dopo essere stato estromesso dalla guida della squadra, denunciando “interferenze” e pressioni per l’introduzione di un nuovo vaccino.

Questa notizia arriva a un anno dallo scoppio dell’epidemia che ha fatto registrare 2700 casi confermati di cui oltre 700 bambini, e 1803 vittime nelle province di Ituri e del Nord Kivu. Lo si legge in un comunicato congiunto diffuso ieri da Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) e Programma alimentare mondiale (Pam). Oggi, 1 agosto, ricorre infatti esattamente un anno da quando il governo della Rdc ha dichiarato lo scoppio dell’epidemia.

L’ebola, sottolineano le agenzie Onu, “si trasmette da madre a figlio, da marito a moglie, da paziente a curatore, dal cadavere di una vittima al parente in lutto. La malattia capovolge gli aspetti più banali della vita quotidiana, colpendo le imprese locali, impedendo ai bambini di andare a la scuola e ostacolando i servizi sanitari di base e vitali: è principalmente una crisi sanitaria, ma ha anche un impatto critico sul modo in cui le persone si prendono cura della loro famiglia, vedono i loro vicini e interagiscono con la loro comunità – prosegue la nota – Le sfide per fermare ulteriori trasmissioni sono davvero notevoli, ma nessuna è insormontabile. E nessuna può essere una scusa per non portare a termine il lavoro”

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