Umani. Il Roja è un fiume, di Baudoin & Troub’s

di Diego Fiore
Umani
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«Mi sono chiesta diverse volte: “Perché lo faccio?”. Non ho trovato nessuna risposta, davvero, perché mi sembra che vada da sé e quindi non lo riesco a spiegare». (Lea, volontaria francese)

Il Roja (o Roya) è un fiume. Certamente. Sorgenti in territorio alpino francese, poi giù per 59 chilometri di snodata picchiata verso Ventimiglia a sfociare nel Mar Ligure. Un fiume poco interessato al concetto di confine, quello italo-francese nel suo caso. Una maledetta abitudine a saltare indistintamente, senza cura per i mutevoli trattati dei governi, a volte di qua e a volte di là dell’attuale frontiera.

Il Roja è un fiume. Ma non solo. È acqua che lega vallate di genti e di comunità, che unisce lingue e culture, testimone da sempre di destini in fuga.

Il Roja è terra di migranti, di passaggi di confine, di respingimenti.

L’Africa in fuga dalla povertà, dai conflitti e dalle torture subite nei campi di detenzione libica si è spesso affacciata qui negli ultimi anni. La “crisi dei migranti”, salita alle cronache nazionali a partire dal 2014, quando decine di migliaia di giovani africani cercarono di raggiungere un parente, un amico, un sogno di una vita migliore, chi in Francia, chi in Inghilterra, chi altrove. Per molti, lo stesso punto di transito. Ventimiglia, il Roja e il suo confine.

Storie di centinaia di umani che ogni giorno cercano di passare la frontiera tra Italia e Francia. Non sempre a lieto fine. Decine di giovani vite travolte sulle rotaie della ferrovia Ventimiglia-Mentone, travolte da camion nelle notti senza luce in autostrada, annegate nelle acque del Roja o cadute dalle scarpate del Passo della Morte. Centinaia le giovani vittime di respingimenti, magari non illeciti ma sicuramente questionabili sotto un profilo umano, etico. Donne incinte maltrattate e riaccompagnate alla frontiera, minorenni trattati senza le tutele che la loro età richiederebbe. Di colpo, una frontiera che Schengen pareva aver abbattuto, di nuovo militarizzata.

Le matite on the road di Baudoin e Troub’s si mettono in ricerca. Da Ventimiglia risalgono il corso del Roja verso Grimaldi, Saorge, Breil, poi di nuovo sulla costa di Mentone e Nizza, per incontrare, ascoltare, dare un volto e una voce alle storie di Mohamed, Adam, Nasour, Michel, Albert, Ludovic e tante altre.

In questo incrociarsi di genti, i due autori tendono l’orecchio alle parole dei “giusti”. Persone che, davanti a questo transito di umani per le loro strade e i loro sentieri, hanno deciso di non restare indifferenti. Persone, tra le tante, come Catherine, Cédric, “Tchoi”, Delia, Rito, Sandra, Jacques e il comitato di Roya Citoyenne. Gente che ha teso una mano, offerto un piatto caldo e messo a disposizione un bagno, un’auto, una sala della chiesa, pagato una spesa o un biglietto del treno, fatto da traduttore, utilizzato le ferie per venire a cucinare o per mettersi semplicemente al servizio. Umani che si incontrano.

La struttura fluida delle tavole segue e si adatta a questi non lineari percorsi di vita e di fiume. I disegni, spesso en plein air, sotto il sole della costa, sulle rive del fiume, a cavallo dei rilievi montani, sono cornice naturale di volti sofferenti, carichi di dolore e di lucente speranza per questa umanità in movimento, viva.

Comicout, 2019, 112, € 14,90

(Roberto Morel)

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