Tre gradini e un albero di limoni, di Federico Pasqualini

di Matteo Merletto

Per essere un diario di viaggio, lo è. E ben scritto, ricco di incontri, di considerazioni, di spunti, di sorprese. Cento giorni da Cape L’Agulhas, il punto più meridionale del continente africano, all’Equatore in Uganda. Ma certo non per la via più breve: passando per la Namibia come per il Mozambico e il Kenya – 19.000 chilometri e dieci Paesi in tutto, senza tralasciare Zanzibar – con “Bullbar Livingstone”, un vecchio Mitsubishi 4×4 acquistato in Sudafrica e rivenduto a Kampala prima del rientro, protagonista di mille imprevisti e cambiamenti di programma. Dentro, ci sono due fratelli (oltre che, occasionalmente, umanità varia: turisti bianchi ancor più avventurosi di loro e africani del posto). L’uno è l’autore del libro, l’altro si sobbarca la guida e le noie meccaniche e logistiche per l’intero tragitto.

Perché Federico ha un problema – ed è questo l’altro testo che lungo le pagine s’intreccia con il diario, tanto da farci domandare se non sia quello prevalente rispetto al racconto di viaggio, non per quantità di parole ma per l’intenzione. Il problema è la disabilità di Federico: «Una malformazione genetica sta tenendo in scacco il mio corpo e il futuro della mia autosufficienza, quella motoria per lo meno». E quei «tre gradini» del titolo cominciano presto ad assumere tutto il loro peso: l’ostacolo contro cui s’infrange, e via via sempre di più, la voglia di vivere, di scoprire, di sperimentare… di un giovane uomo. Ogni ricerca di hotel, o di locanda, dove passare la notte prima della tappa successiva deve fare i conti con l’accessibilità. Ed è triste constatare come quasi mai la questione delle barriere architettoniche sia prevista, anzi neppure compresa. Uno dei momenti più toccanti del libro è quando l’autore si vede obbligato a lasciarsi portare di peso fino alla camera disponibile.

Ma non è certo un racconto fatto di piagnistei, le circostanze più disparate sono anzi spesso occasione di quadretti sapidi e di riflessioni scanzonate. Il tutto, però, con uno sfondo di consapevolezza che rende questo diario particolare, diverso da tanti altri resoconti di viaggi nel continente africano.

Polaris, 2017, pp. 447, € 15,00

(Pier Maria Mazzola)

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