Sudan – Diciannovenne vittima di violenza condannata a morte

di Marco Simoncelli

Una ragazza sudanese di 19 anni, Noura Hussein Hammad, è stata condannata a morte giovedì da un tribunale di Omdurman, per aver ucciso il marito che la violentava.

A 16 anni era stata obbligata da suo padre a sposare un suo cugino (In Sudan i matrimoni sono legali a partire da 10 anni d’età), ma si era rifiutata ed era andata a rifugiarsi da una zia dove era riuscita a nascondersi per tre anni. Successivamente nell’aprile del 2017 era stata scoperta e riportata dall’uomo che l’ha obbligata a consumare il matrimonio aiutato da altri familiari. Il giorno successivo, per difendersi da un nuovo tentativo di stupro, lo ha ucciso con un coltello da cucina.

Noura è tronata a casa ma il padre l’ha denunciata alla polizia e il tribunale di Omdurman, un grosso centro urbano non lontano dalla capitale Khartoum l’ha condannata alla pena capitale dopo che la famiglia dell’uomo ha rifiutato di accettare un compenso economico, come si usa in Sudan secondo i dettami della giustizia tradizionale.

In Sudan è iniziata una campagna sui social media per salvare la ragazza, con l’hashtag #JusticeForNoura. Gli attivisti per i diritti delle donne sostengono che la pena di morte non è applicabile in quanto si tratta di autodifesa. Anche Amnesty International partecipa alla campagna definendola una “crudeltà intollerabile”, come riporta Le Monde.

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