Sea Watch, Sea Eye: una vergogna europea

di Raffaele Masto

La vicenda della Sea Watch e della Sea Eye sono l’emblema, il simbolo di cosa è oggi l’Europa: una cittadella chiusa su stessa, una comunità di vecchi paurosi, pavidi icapaci di stare al passo con i mutamenti, con le novità che un mondo sempre più globalizzato impone a tutti noi, a qualunque latitudine viviamo.

L’Europa (e l’Italia) della Sea Watch e della Sea Eye è una sorta di preludio di quale sarà il nostro futuro: società incapaci di accogliere e di riconoscere culture altre, società che aumenteranno l’altezza e lo spessore dei muri che le separano dal mondo, come quelle società malate che ammettono solo rapporti sessuali e relazioni affettive all’interno della propria comunità col risultato che i nuovi nati saranno il prodotto di unioni tra consanguinei. Anche in biologia le relazioni tra dna molto diversi danno esseri umani più creativi, innovativi, più forti, più resistenti. Noi preferiamo perdere forza, preferiamo la debolezza, preferiamo società malate in nome della difesa di una cultura sempre più omologata, scontata e decadente.

Ma non contenti di imporre la decadenza culturale alle nostre società la politica fa anche del male alle culture e alle società con le quali non vuole confrontarsi. La disponibilità del governo italiano di accogliere solo donne e bambini della Sea Watch e della Sea Eye è qualcosa di aberrante, una disponibilità tutt’altro che umanitaria. A bordo ci sono famiglie che, nel caso, verrebbero divise. Così oltre a produrre clandestini con il decreto sicurezza di Salvini cominceremo anche a creare minori non accompagnati, come fa Donald Trump separando le mamme dai figli sul confine messicano.

La vicenda della Sea Watch e della Sea Eye, e il rifiuto di offrire loro un porto sicuro nel quale possano approdare, è anche una dimostrazione di come si possa essere antistorici. Si, perché la storia procede, va per la sua strada comunque, al di là delle leggi, dei decreti sicurezza, dei dinieghi. La storia oggi ci mostra che le grandi potenze (culturali e politiche) sono il frutto delle migrazioni e delle integrazioni. Il mondo così come lo conosciamo è stato plasmato dalle migrazioni. A New York c’è un sindaco “italiano”. A Londra un sindaco “Pakistano”, e si potrebbe continuare con presidenti, ministri, calciatori….

Ma noi imperterriti allarghiamo e alziamo i nostri muri. Ma per difendere cosa…?

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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