Padre Kizito | Ma sulla Kabiria Road la vita scorre come sempre

di Pier Maria Mazzola
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Ieri pomeriggio, due brutte notizie.
Primi tre casi di coronavirus in Zambia. Due di loro ricoverati nel Mini-Hospital di Tubalange, a due passi dalla scuola primaria frequentata dai bambini di Mthunzi. La scuola comunque adesso è chiusa, cosi come è chiusa la Saint Columba’s Secondary School, proprio di fianco a Mthunzi, e scuola di riferimento per i nostri ragazzi. I ragazzi sono tutti a Mthunzi, sereni e protetti, con ampie possibilità di gioco e di lavoro. Lo staff ha ridotto i contatti con l’esterno e minimizzato il movimento di residenti e lavoratori. I membri di Koinonia sono tranquilli, anche se ormai fra di loro ci sono alcuni anziani, come l’impareggiabile cuoca mama Edina.

Mini-Hospital di Tubalange, Lusaka (Zambia)

Poi, seconda brutta notizia a Nairobi. ll ministro della Sanità Mutahi Kagwe inizia la conferenza stampa che fa ogni giorno alle 18, annunciando che ci sono 8 nuovi casi confermati di coronavirus, portando il totale a 15. Degli 8, 5 sono keniani, 2 messicani e 1 francese. Tutti rientrati da pochi giorni da viaggi in Europa e America; hanno dai 20 ai 57 anni. Si stanno rintracciando le 363 persone che li hanno contattati dopo il loro arrivo.

Il ministro osserva che la maggioranza delle persone ignora le misure di sicurezza adottate finora, e continuano la vita normale. Poi annuncia nuove drastiche misure che, dice, se necessario saranno fatte eseguire dalle forze dell’ordine: dalla mezzanotte di mercoledì sospesi tutti i voli internazionali, eccetto i cargo (l’esportazione di fiori e primizie ortofrutticole è già in ginocchio da diversi giorni), tutti coloro che entrano in Kenya da qualsiasi confine sono obbligati all’auto-isolamento per 14 giorni; i Paesi che vogliono evacuare i loro connazionali devono fare gli opportuni accordi. Inoltre tutte le persone che stanno violando o violeranno l’obbligo di auto-isolamento saranno forzatamente isolate e al termine saranno denunciate e dovranno rispondere in tribunale del loro comportamento, anche fossero studenti keniani rientrati da Europa e America. Tutti i servizi religiosi in chiese e moschee sono sospesi, ai funerali ammessa solo la presenza di familiari più stretti. Da stasera tutti i bar saranno chiusi fino a nuove disposizioni, e tutti i ristoranti potranno operare fino alle 19:30, ma solo come take away, i clienti non potranno essere serviti ai tavoli. Tutti sono invitati a restare a casa, ma non è ancora un ordine.

Ascolto la trasmissione alla Shalom House e poi rientro in auto a casa, a Kivuli. Purtroppo lungo la Kabiria Road tutto è normale, negozi e bancarelle aperte, gente pressata nei matatu, assiepata intorno ai venditori di frittelle, di pannocchie arrostite, di chapati e salsicce autoprodotte.

In mattinata avevo celebrato a Tone la Maji, i bambini – una cinquantina – attenti, puliti, che osservano bene le norme igieniche. Da venerdì diamo a tutti per merenda un bicchiere di succo d’arancia con un cucchiaino di moringa, il supplemento nutrizionale vegetale che coltiviamo nella fattoria di Malbes e che è anche un potente attivatore del sistema immunitario.

Siamo in contatto le autorità per collaborare nel trovare soluzioni adeguate per i bambini e giovani che sono sulla strada e non hanno un posto sicuro.

Allego un video fatto all’inizio della scorsa settimana. La vocazione di Koinonia a fare e costruire comunità viene messa a dura prova.

In apertura: distretto di Pipeline-Embakasi, Nairobi (foto Iied / Baraka Mwau)


Padre Renato Kizito Sesana è un missionario che vive tra Nairobi (Kenya) e Lusaka (Zambia), città dove ha avviato case di accoglienza per bambini e bambine di strada (si chiamano Kivuli, Tone la Maji, Mthunzi…) e molte altre iniziative principalmente rivolte ai giovani, rendendoli protagonisti (come la comunità Koinonia). È cofondatore della onlus Amani, che dall’Italia sostiene la sua opera. Da giornalista, ha sempre avuto una viva attenzione alla comunicazione, dapprima come direttore di Nigrizia, quindi fondando a Nairobi la rivista New People e rendendosi presente sui mezzi di comunicazione keniani e internazionali.

Altre letture correlate:

X