Il virus s’è portato via Manu Dibango, il padre dell’afromusic

di Pier Maria Mazzola
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Manu Dibango è morto. La sua voce e il suo sax sono stati spenti dal Covid-19 (o Sars-Cov-2,s secondo il nome definitivo attribuito a questo coronavirus). Lo ha annunciato questa mattina France 24 con una breaking news. Il nome del musicista camerunese nato a Douala, 86 anni – che era anche compositore e vibrafonista oltre che cantante e sassofonista – è legato soprattutto alla makossa (Soul Makossa, il successo che gli dato notorietà, è del 1972). In stile makossa era l’inno dei Mondiali di calcio 2010 in Sudafrica: Zangalewa interpretata da Shakira.

Una ventina gli album pubblicati durante la sua lunga carriera, tra i quali segnaliamo Waka Juju (1994) per la copertina disegnata da un italiano, il viaggiatore Edoardo Di Muro. Ma numerose anche le sue collaborazioni di prestigio, come con Fela Kuti, Sly Dunbar, Robbie Shakespeare, i Fania All-Stars, Ladysmith Black Mambazo… e Jovanotti.

La sua creatività ha spaziato per molti generi, dall’afrobeat al pop, dal funk e soul alla world music. E naturalmente il jazz. La sua biografia è consegnata in un libro, Tre chili di caffè. Vita del padre dell’afro-music (Edt, 1990).

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