Omar, l’egiziano con l’avventura nel sangue

di Enrico Casale
Omar Samra
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Sedici anni fa, Omar Samra ha voltato le spalle a una carriera di successo nella finanza. Il suo sogno era vivere nei grandi spazi aperti e aprirsi all’avventura. Il suo sogno partiva da lontano. Da quando, bambino, era costretto a vivere da semirecluso in casa. Una fastidiosa asma gli impediva di andare a giocare fuori con i suoi amici e di correre dietro a un pallone. Crescendo però la malattia è regredita e nel 2007, l’ormai 40enne egiziano ha deciso che avrebbe tagliato gli ormeggi con la sua vecchia vita per dedicarsi all’alpinismo. Così, dopo un duro allenamento, ha deciso di scalare l’Everest, la montagna più alta del mondo. Detto fatto. Omar riesce ad arrivare in cima e diventa il primo egiziano – e il più giovane arabo – a scalare la montagna himalayana.

«Era un sogno che avevo da quando avevo 16 anni e mi ci sono voluti 12 anni per realizzarlo -, ha detto Samra in un’intervista concessa a Inspire Middle East –. Dopo averlo raggiunto, ho capito che l’arrampicata è la mia vita».

Il record sull’Everest non gli basta. Decide allora di scalare le sette montagne più alte di tutti i continenti. Uno sforzo enorme per Samra, ma non si tira indietro. E va oltre. Scia al Polo nord e al Polo sud, diventando una delle sole 40 persone nella storia ad averlo fatto. Ma la sua vita gli riserva una tragedia. La muore negli Stati Uniti mentre sta partorendo il figlio. «Quella – ha detto nell’intervista – è stata probabilmente la più traumatica esperienza che abbia mai vissuto, un momento molto oscuro per me. Circa un anno dopo, quando tutti pensavano che fosse troppo, troppo presto, sono tornato al freddo dei poli. In quegli ambienti mi sono ritrovato».

Successivamente Samra punta il mare, tentando di attraversare l’Oceano Atlantico a remi insieme con il triatleta Omar Nour. Nove giorni dopo, il pericoloso viaggio di 5.000 km si è concluso con una catastrofe. La barca si è rovesciata e il duo ha dovuto abbandonare. Dopo aver resistito per 12 ore in acque gelide con onde altissime, un avvistamento fortuito da parte di una nave portarinfuse di passaggio ha salvato loro la vita.

Nonostante abbia quasi perso la vita, più di una volta durante le sue spedizioni, Samra insegue senza sosta nuove esperienze mentali e fisiche. «Questi sforzi possono essere considerati egoisti. Il meglio che posso fare è essere consapevole di ciò che sto facendo: come influenza la mia famiglia, come influenza mia figlia – dice -. Alla fine ho capito che questo è quello che sono. E per essere la persona migliore, il miglior padre, il miglior figlio, ho bisogno di essere soddisfatto».

Samra ha ancora due sogni. In primo luogo, incoraggiare i giovani arabi a conoscere meglio il loro ambiente naturale e, in secondo luogo, avventurarsi nell’ambiente forse più ostile. «Impegnarsi con la natura è qualcosa di estremamente importante e penso che probabilmente sia minimizzato nella nostra cultura – ha affermato -. Oggi però la mia passione per lo spazio, ho creato il programma chiamato Make Space Yours, che è la prima competizione scientifica spaziale della regione africana e mediorientale. Vogliamo diffondere la passione per lo spazio, un’avventura che ci aspetta».

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