Mozambico | In Cabo Delgado la crisi jihadista si fa molto seria

di Pier Maria Mazzola
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«Si ponga fine agli attacchi terroristici perpetrati contro tante persone innocenti in diversi Paesi dell’Africa… come nella regione di Cabo Delgado». L’appello è contenuto nel messaggio “a Roma e al mondo” (Urbi et Orbi): gli “auguri” pasquali che tradizionalmente il Papa porge nelle due maggiori feste cristiane. Domenica scorsa, nel suo messaggio improntato all’annuncio della Risurrezione in un mondo colpito dal coronavirus, Francesco ha anche invitato a non «dimenticare» altre crisi che non sono certo cessate causa Covid-19, tra cui quella umanitaria dei migranti e quella del jihadismo nel Nord del Mozambico.

La menzione di Cabo Delgado era legata alla stretta attualità. La provincia settentrionale del Mozambico, la più lontana dalla capitale Maputo, è interessata da più di due anni da un crescendo di azioni violente che, oltre ai morti (alcune centinaia), ha provocato anche l’abbandono delle proprie abitazioni da parte di circa 150mila persone. Dopo gli attacchi a Quissanga e a Mocímboa da Praia, i maggiori centri urbani finora oggetto di incursione, in cinque giorni precedenti la Pasqua è toccato a otto tra villaggi e cittadine del distretto di Muidumbe, compreso lo stesso capoluogo, subire la violenza del gruppo “Ahlu Sunnah wa Jamaa”, che si identifica ora come al-Shabaab ora come Stato Islamico. A Muidumbe i terroristi si erano già fatti vivi la settimana precedente, tenendovi anche un comizio ma, secondo testimonianze riportate dalla Voice of America, senza «colpire la popolazione; questa volta invece molti sono stati rapiti da al-Shabaab e fino a oggi, domenica, non sono tornati».

Il 6 aprile i jihadisti avevano rioccupato Bilibiza, annunciando alla popolazione l’imposizione della legge islamica, e anche Miangalewa, lungo la strada statale per Muidumbe; si sono poi mossi in direzione di Mueda occupando Xatia, Namacande (sede distrettuale di Muidumbe), Ntchinga e Muatade. «Particolarmente provocatoria», osserva Club of Mozambique, una testata online rivolta al mondo degli affari, l’occupazione di Nthinga, base storica del Frelimo durante la guerra di liberazione degli anni Sessanta contro il colonizzatore portoghese. A quanto pare, i soldati governativi presenti oggi nella stessa base si sono dati alla fuga davanti agli al-Shabaab. Proprio qui costoro hanno registrato un videomessaggio nella lingua locale, il kimwani: «Stiamo occupando questo villaggio per dimostrare che l’attuale governo è ingiusto. Umilia i poveri per avvantaggiare i capi. I prigionieri sono gente delle classi inferiori, e questo non è giusto. Piaccia o non piaccia, noi stiamo difendendo l’islam. Vogliamo un governo islamista, non un governo di miscredenti. Noi siamo figli di questa terra, le nostre non sono facce sconosciute. E nella foresta, siamo in molti!».

Le devastazioni comprendono la chiesa cattolica (di Nangololo – per la prima volta, a quanto è dato sapere), negozi, l’officina di un’impresa di sicurezza, e soprattutto l’uccisione di sei persone e un numero imprecisato di rapiti.

Va registrato che per la prima volta, in occasione di questa serie di azioni, l’agenzia d’informazione dell’Isis, Amaq, ha pubblicato foto e video delle operazioni del gruppo “Ahlu Sunnah wa Jamaa” mozambicano.

Mappa delle aree di azione di Ahlu Sunnah wa Jamaa in Cabo Delgado (da MOZAMBIQUE News reports & clippings)

Davanti alla debole reazione dello Stato, i veterani locali dell’esercito si sono organizzati, secondo quanto riferisce il quotidiano indipendente online Carta de Moçambique, ricorrendo anche alla magia nera, e avrebbero ucciso una trentina di «insorti» (ricordiamo en passant come un romanzo di Mia Couto, il maggiore scrittore mozambicano, sia ambientato in Cabo Delgado e giri attorno a storie di magia). Almeno otto, però, sarebbero gli abitanti del posto uccisi a Muidumbe con armi da fuoco dagli al-Shabaab per averli contestati, e un gruppo degli stessi ex combattenti sarebbe stato preso in trappola.

Mercoledì sono arrivati nella provincia settentrionale tre elicotteri di mercenari sudafricani (probabilmente del Dyck Advisory Group, in sostituzione dei russi del Gruppo Wagner che nel frattempo si sarebbero ritirati) per dare manforte al contenimento degli insorti. In particolare hanno attaccato loro basi nei distretti di Muidumbe e di Awassi, subendo però anche la perdita di un elicottero Gazelle, secondo informazioni del Daily Maverick di Johannesburg. E intanto, commentava venerdì Carta de Moçambique, «il capo dello Stato non si è ancora pronunciato sugli ultimi avvenimenti verificatisi in Cabo Delgado [lo ha fatto ieri, NdR] e tanto meno si è recato in quella provincia, cosa che sarebbe stata abituale in altri tempi».

Secondo notizie non confermate, infine, nella notte tra sabato e domenica gli uomini di Ahlu Sunnah wa Jamaa sarebbero sbarcati sull’isola di Ibo, prospiciente il distretto di Quissanga.

(P.M.M.)

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