Mozambico: assalto dell’esercito ai miliziani jihadisti

di claudia
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L’esercito del Mozambico ha lanciato un’offensiva per respingere i miliziani jihadisti dopo che, ieri, avevano messo in atto un attentato a Palma, nel nord est del Paese. L’attacco ha costretto decine di residenti, terrorizzati, a fuggire nella foresta circostante. L’attacco è avvenuto il giorno dopo che il colosso francese Total ha annunciato la ripresa dei lavori di costruzione di un sito per l’estrazione di gas, che dovrebbe diventare operativo nel 2024. L’azienda francese aveva interrotto i lavori diversi mesi fa proprio per l’intensificarsi delle azioni dei miliziani jihadisti. Total è il principale investitore del mega-progetto, con una quota del 26,5%.

Il portavoce del ministero della Difesa Omar Saranga ha detto che le forze di sicurezza del Mozambico (SDS) stanno seguendo i “movimenti nemici” e stanno lavorando “instancabilmente per ripristinare la sicurezza e l’ordine. La SDS farà di tutto per garantire la sicurezza e il benessere della popolazione continuando a garantire la protezione dei progetti economici”, ha detto Saranga ai giornalisti a Maputo. Il portavoce ha aggiunto che il numero delle vittime e l’entità dei danni è ancora indeterminato e che la rete di telefonia mobile è stata “interrotta”.

Palma si trova a più di 1.800 km a nord est di Maputo, nella provincia ricca di gas di Cabo Delgado, dove le autorità hanno affrontato una violenta insurrezione dal 2017. I jihadisti armati, noti come Al Shabab (“giovani” in arabo) che hanno giurato fedeltà al gruppo dello Stato Islamico (IS) nel 2019, stanno compiendo sanguinosi attacchi in questa area del paese da più di tre anni. Il conflitto ha provocato almeno 2.600 morti, più della metà dei quali civili, secondo l’ONG Acled, e ha costretto più di 670.000 persone a lasciare le proprie case, secondo l’Onu.

I residenti sono “intrappolati tra le forze di sicurezza del Mozambico, la milizia privata che combatte a fianco del governo e il gruppo armato di opposizione Al Shabab – nessuno dei quali rispetta il diritto alla vita o le regole di guerra”, ha detto Amnesty International

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