Migranti | La regolarizzazione in 8 punti

di Stefania Ragusa
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Nel corso di Tabù Migranti, l’evento che Africa ha organizzato venerdì scorso, gli esperti intervenuti lo hanno detto chiaramente: la parte del decreto Rilancio che riguarda la cosiddetta sanatoria è scritta male ed è molto farraginosa. Difetto imperdonabile, se si considerano i tempi brevi e anche la ristretta finestra di adesione: dal 1 giugno al 15 luglio.
Lo sforzo congiunto di tecnici e giuristi, riuniti nella piattaforma Grei 250, ha prodotto tuttavia una “traduzione”  semplificata, che mettiamo a disposizione dei nostri lettori e di chiunque fosse interessato.

1) Tutti i settori lavorativi sono interessati dalla regolarizzazione?
No: i settori interessati sono esclusivamente: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca, acquicoltura e attività connesse, assistenza e cura alla persona, lavoro domestico.
2) Chi può chiedere la regolarizzazione?
Il datore di lavoro: deve essere cittadino italiano, o europeo o extraeuropeo ma in possesso di permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo e non avere condanne per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina o riduzione in schiavitù o intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il datore di lavoro può chiedere di mettere in regola un lavoratore che stia lavorando per lui in modo irregolare. Se si tratta di uno straniero senza titolo di soggiorno, questi deve poter dimostrare di essersi trovato in Italia da prima dell’8 marzo 2020 e, da quella data, di non essersi mai allontanato.
La presenza stabile può essere provata in tre modi: impronte digitali rilevate dalla Polizia; dichiarazione di presenza in questura; possesso di attestazioni con date certe provenienti da organismi pubblici.
Il cittadino straniero:  questi può chiedere un permesso per ricerca lavoro, ma deve deve essere in possesso di un permesso di soggiorno scaduto non prima del 31 ottobre 2019 e deve avere già lavorato nei settori interessati alla regolarizzazione (vedi punto precedente).
3) Quanto bisogna pagare e a chi rivolgersi?
Non si sa ancora: questi e altri passaggi pratici non sono ancora stati definiti. Si è in attesa del decreto ministeriale che li chiarirà. Nel frattempo: ricordare che il passaporto non è sempre necessario e fare attenzione alle truffe, in particolare a chi propone la “vendita” di documenti.
4) Quanto tempo c’è per presentare la domanda?
45 giorni: dal 1 giugno al 15 luglio.
5) Chi può essere regolarizzato?
Due tipologie di cittadini stranieri:  chi sta già lavorando nei campi indicati, era presente sul territorio italiano da prima dell’8 marzo 2020 ed è in grado di dimostrarlo (grazie a impronte digitali, dichiarazioni di prsenza, attestazioni pubbliche); chi è diventato irregolare dal 31 ottobre 2019 e ha lavorato nei settori individuati dal provvedimento.
La prima tipologia può emergere se il datore di lavoro si attiva in questo senso e dovrebbe avere la certezza di un contratto di lavoro oltre che di un titolo di soggiorno; la seconda può farlo di sua iniziativa, avrà un titolo di soggiorno ma non la certezza di trovare lavoro.
6) Ci sono quote?
No: per nessuna delle due tipologie.
7) Quanto dura il permesso per la seconda tipologia?
Almeno sei mesi: sarà convertibile per lavoro nei settori agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca, acquicoltura e attività connesse, assistenza e cura alla persona e lavori domestici.
8) Cosa impedisce il rilascio del permesso e la regolarizzazione?
Alcuni provvedimenti di tipo giudiziario: condanne (anche non definitive) per alcuni reati; espulsioni per pericolosità, segnalazioni Schengen.

(Stefania Ragusa)

 

 

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