L’uomo che riscrisse la storia

di Marco Trovato
Nel 1951, uno studente senegalese, Cheikh Anta Diop, sfidò il mondo accademico sostenendo che la civiltà dell’Antico Egitto era profondamente neroafricana. Demolì il mito della superiorità dei bianchi, restituì all’Africa il passato che le appartiene

di Raffaele Masto*

Nel 1951 uno studente senegalese presentava alla Sorbona, la prestigiosa università parigina, la sua tesi di laurea, nella quale affermava che gli Egizi furono anche espressione di una cultura nera africana. La tesi venne respinta con ignominia. Mancavano poco meno di dieci anni all’anno-simbolo dell’indipendenza dei Paesi africani e gli accademici di allora non potevano accettare che una cultura fondante dell’Occidente
fosse “inquinata” da una civiltà africana.

Lo studente che aveva osato mettere in discussione il primato europeo e occidentale era Cheikh Anta
Diop e sarebbe diventato storico, antropologo e fisico,
conseguendo lauree a pieni voti e pubblicando
una serie di lavori scientifici in diverse discipline a dimostrazione di una mente poliedrica, aperta ai vari aspetti del sapere umano. Tra l’altro pubblicò l’unica traduzione in wolof, lingua della maggioranza
dei senegalesi, della Teoria della relatività di Albert Einstein.
Quando sfidò il mondo accademico, Cheikh Anta Diop aveva 28 anni e malgrado la giovane età non
si dette per vinto, continuò la sua formazione attraverso studi e ricerche di storia africana, egittologia,
linguistica, antropologia, chimica, economia e sociologia: risorse che si riveleranno fondamentali per la rivincita che, a breve, si sarebbe preso. In una lunga intervista disse che aveva messo in conto di doversi scontrare con l’etnocentrismo accademico europeo di quegli anni, asfissiante e intollerante verso qualsiasi tipo di devianza dai canoni di ricerca proposti e ormai assunti al ruolo di verità ineluttabile, ma sapeva che alla fine avrebbero dovuto dargli ragione.

Alla Sorbona, infatti, nel 1960 finirono per dover accettare la sua tesi. Nei nove anni che erano trascorsi da quando l’aveva presentata per la prima volta, Diop aveva rielaborato la sua teoria, aggiungendo nuove ipotesi e nuove prove, tra l’altro la sperimentazione di un metodo per misurare la quantità di melanina presente nelle mummie egiziane, dalla quale si desumeva che quelle di un certo periodo erano di defunti faraoni con la pelle nera, quelli che dagli storici oggi vengono inquadrati nella XXV dinastia, conosciuta, appunto, come la dinastia dei Faraoni Neri. Con la sua tesi, Cheikh Anta Diop (morto a Dakar nel 1986 all’età di 63 anni) assestò un colpo mortale ai canoni culturali correnti che assegnavano ancora, in discipline come la storia,
presunte gerarchie di inferiorità e superiorità di razza.

Foto: un ritratto di Cheikh Anta Diop, morto nel 1986 all’età di 63 anni. È stato uno storico, antropologo e fisico senegalese (… e molto altro ancora). Pubblicò per la prima volta le sue teorie in Nations nègres et Culture (Présence Africaine, 1954, inedito in italiano; su di lui si può leggere: Jean-Marc Ela, L’Africa a testa alta di Cheikh Anta Diop, Emi, 2012)

A un anno di distanza dalla morte del giornalista e scrittore Raffale Masto, storica colonna della nostra rivista e voce di Radio Popolare, pubblichiamo ogni sabato e domenica mattina del mese di marzo suoi articoli pubblicati su Africa. Un piccolo omaggio a un grande narratore dell’Africa. Domenica 28 marzo tra le 18 e le 19.30 la Rivista Africa, in collaborazione con il comitato Amici di Raffa, organizza un evento online in ricordo del giornalista e scrittore. Interverranno amici e colleghi, per rivivere assieme i suoi reportage, illustrare il Premio Raffaele Masto (che invitiamo a sostenere attraverso la campagna di crowdfunding in corso) e presentare in anteprima il libro postumo L’Africa ritrovata (che sarà disponibile su Amazon da domenica 28 marzo). Un appuntamento imperdibile per tutti coloro che hanno amato Raffaele Masto e il suo modo di raccontare l’Africa. La partecipazione è gratuita fino a esaurimento dei posti disponibili, previa iscrizione tramite l’apposito modulo. Diretta sul canale Youtube di Africarivista.

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