Libia | La pace piace solo a Tripoli

di Enrico Casale
gruppo wagner
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Il premier Fayez al-Sarraj ha accolto con favore la proposta di cessate il fuoco giunta dal presidente russo Vladimir Putin e da quello turco Recep Tayyip Erdogan. Il suo rivale Khalifa Haftar sembra però non sentirci. «La tregua? Solo se spariranno le milizie da Tripoli–- ha detto il generale di Bengasi Khalifa Haftar –. Ringraziamo la Russia per il suo sostegno, ma non possiamo smettere di combattere il terrorismo».

L’invito a far tacere le armi a partire dalla mezzanotte di domenica è arrivato mercoledì sera dopo l’incontro al vertice tra Putin ed Erdogan. «Una pace solida e stabile in Libia può essere raggiunta solo mediante un processo politico condotto ed effettuato dai libici e basato su un dialogo franco e inclusivo fra loro», è scritto in una dichiarazione congiunta dei due. I leader di Mosca e di Ankara hanno constatato inoltre che «scommettere su una soluzione militare del conflitto porterebbe solo a ulteriori sofferenze e renderebbe più profondi i dissidi fra i libici».

Di fronte a questo invito, il Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico (il governo di Tripoli), in una nota ufficiale ha detto di accogliere «con favore qualsiasi appello alla ripresa del processo politico e ad allontanare lo spettro della guerra, in conformità con l’Accordo politico libico e il sostegno alla Conferenza di Berlino patrocinata dalle Nazioni Unite».

Ma dal fronte della Cirenaica, al momento, non arriva nessun segnale di rispetto del cessate il fuoco. Anzi, l’azione militare delle truppe di Haftar continua incessante. L’offensiva, stando a informazioni frammentarie e difficili da verificare sul terreno, si concentra al momento attorno a Sirte e sulla stessa capitale libica. Nella notte l’aeroporto di Mitiga sarebbe stato preso di mira da nuovi raid, secondo il Libya Observer, che punta il dito contro l’aviazione degli Emirati Arabi, altro attore nella guerra per procura libica schierato al fianco di Haftar. Le colonne della Cirenaica si starebbero dirigendo anche verso Misurata, la città solida alleata di Tripoli (alla quale fornisce il grosso delle truppe).

Sarebbero stati sei i raid di aerei del generale Khalifa Haftar contro l’Accademia d’aviazione di Misurata. «I caccia delle forze armate conducono raid aerei contro postazioni di gruppi di milizie all’Accademia aerea di Misurata», scrive la pagina Facebook “Divisione informazione di guerra”, che informa sulle operazioni dell’Esercito nazionale libico (Lna) di cui Haftar è comandante, anche se non è ufficialmente riconosciuta dal Comando generale.

Dovesse cadere Misurata, non sarebbe difficile per Haftar marciare su Tripoli. In questo momento, il generale sta conducendo un’offensiva che pare inarrestabile. A favorire la sua iniziativa militare sono le armi e il supporto di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, ma anche l’appoggio sul terreno dei mercenari russi del Gruppo Wagner. Proprio questi ultimi, forti dell’esperienza maturata in Siria e nel Donbass, hanno addestrato e meglio strutturato i disordinati reparti della Cirenaica garantendo loro una superiorità sui rivali della Tripolitania. Dopo l’invito a deporre le armi da parte di Putin, come si comporteranno i soldati russi?

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