L’attacco mortale in Congo: una prima ricostruzione da Goma

di Marco Trovato
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

C’è incredulità e sgomento in Repubblica Democratica del Congo dopo l’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio e di e di un militare dell’Arma dei Carabinieri, Vittorio Iacovacci. Sono in corso indagini per cercare i responsabili dell’agguato teso al convoglio umanitario del Programma alimentare mondiale (Pam) finito nell’agguato mortale nella provincia nordorientale de Nord-Kivu.

Secondo una prima ricostruzione ottenuta da InfoAfrica/Agi contattando fonti a Goma e a Kinshasa, l’ambasciatore Attanasio si trovava in uno dei due veicoli del Pam che doveva portare viveri tra Goma e Rusthuru.
Al passaggio sulla strada nei pressi del parco dei Virunga, all’altezza del villaggio di Kanyamahoro vicino al monte Niyaragongo, i veicoli hanno trovato la strada bloccata da ostacoli, come pietre, posti appositamente per impedire il passaggio.
Dalla boscaglia che fiancheggia la strada (RN4) sarebbero improvvisamente comparsi sette assalitori, che – secondo una versione non ancora del tutto confermata – avrebbero fatto scendere gli occupanti.
Gli assalitori avrebbero poi sparato in direzione dell’autista, allertando gli abitanti dei dintorni, accorsi sul posto.
Tra i primi ad intervenire sul posto, confermano fonti ONU a InfoAfrica, le guardie forestali del Parco del Virunga.
Come siano stati uccisi l’ambasciatore, il carabiniere e l’autista non è ancora chiaro. Le loro condizioni sono subito apparse gravi e il trasferimento verso il più vicino ospedale della Monusco, la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo, sarebbe risultato inutile.
Tutto da capire il contesto dell’attacco. Al momento sono due le opzioni al vaglio delle verifiche. La prima è che i tre uomini abbiano trovato la morte in un tentativo di furto di aiuti alimentari da parte di miliziani armati del posto, dediti a furti e taglieggiamenti sulle strade della zona. La seconda, invece, è che i responsabili dell’attacco siano elementi di alcune milizie attive nella zona e con collegamenti con il terrorismo internazionale. In questo secondo caso non sarebbe da escludere un tentativo di sequestro finito male.
La zona pullula di una miriade di gruppi e gruppuscoli armati, figli dei tanti conflitti che questa zona del Congo ha conosciuto negli ultimi 20 anni.
Nella stessa area l’11 maggio del 2018 erano stati sequestrati 2 turisti britannici.
Quel che è certo è che il convoglio del Wfp, non è ancora chiaro da quanti mezzi fosse composto, non era scortato dai caschi blu della Monusco.
La stessa Wfp in una nota ufficiale ha precisato che i veicoli non erano scortati perchè l’area era stata segnalata ‘pulita’ e quindi si poteva procedere senza scorte.

(nella foto, un veicolo del convoglio attaccato)

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