L’altra faccia del caso Sonko, i diritti ignorati di Adji Sarr

di Valentina Milani
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Ada Hagne Dia, vicepresidente dell’associazione degli avvocati senegalesi, è intervenuta pubblicamente per portare l’attenzione sul massacro mediatico a cui è stata esposta l’accusatrice di Ousmane Sonko, la massaggiatrice Adji Sarr.

“In questa battaglia sul ring audiovisivo e nella giungla dei social network, se c’è un parente povero, è la presunta vittima, Adji Sarr”, afferma Ada Hagne Dia. “I suoi diritti sono stati ignorati e talvolta violati”.

Fino a prova contraria, e questa prova fino ad ora non c’è stata, Adji Sarr è una giovane donna che ha dichiarato di avere subito una violenza, osserva l’avvocata. “Attaccata, perseguitata, Adji deve vivere all’inferno dove si trova. Peggio ancora, alcuni l’hanno quasi definita colpevole”.

“Se lo slittamento sulla tesi del complotto può spiegare l’atteggiamento di alcuni sostenitori dell’imputato, è però difficile comprendere il silenzio colpevole e assordante delle organizzazioni per i diritti delle donne. Non si tratta di chiedere pregiudizi, non si tratta di chiarire nessuno”, prosegue. Secondo Dia qui si tratta di difendere l’integrità di una ragazza appena ventenne che “fino a prova contraria”, è una vittima di stupro. “Come promemoria, la criminalizzazione dello stupro, avvenuta meno di un anno fa in Senegal è stata il risultato di una lotta molto lunga, portata avanti in particolare dalle organizzazioni femminili”.

Al di là della tesi complottista, secondo l’avvocata Dia, è “urgente, anzi vitale, ignorare ogni tentazione di intimidire, di distogliere l’attenzione dai fatti. Perché qualunque cosa si possa dire, questo è un caso tra due senegalesi, di pari dignità. Il fatto che uno sia più noto dell’altra non è rilevante”.

A contare, nella visione di Dia, dovrebbero essere solo i fatti. In attesa che la giustizia li accerti, “è imperativo ricordare che la legge c’è e si applica a tutti”.
La priorità dovrebbe essere “invocare la calma, evitare ogni richiamo alla violenza che darebbe un duro colpo alla nostra economia” già messa in ginocchio da una crisi tutt’altro che dominata. “Oggi, qualsiasi altro passo rischierebbe di infliggere un duro colpo alla credibilità della nostra amata giustizia”. 

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