RD Congo: la morte di Attanasio apra gli occhi sulla realtà del Kivu

di Valentina Milani
casco blu nel kivu
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L’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio “chiama la comunità internazionale affinché cadano le maschere dell’ipocrisia e affinché si possa guardare la realtà in faccia. Quello che sta succedendo nell’est del mio Paese non è altro che un campo di battaglia, in cui la posta in gioco è alta e coinvolge diversi protagonisti, sia a livello regionale che internazionale”. A dirlo Toussaint Alonga, ex deputato, leader politico e avvocato a Kinshasa, durante una trasmissione del canale AfriqueMediaTv dedicata alla vicenda dell’agguato del 22 febbraio scorso nel Nord Kivu, costato la vita, oltre che all’ambasciatore, al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista congolese Mustapha Milambo.

“Da anni gli indicatori rivelano ciò che sarebbe accaduto. La comunità internazionale ha lasciato marcire la situazione, dietro la parvenza di presenza della Monusco, che in realtà non è riuscita a garantire la pace”, ha aggiunto Alonga riferendosi alla più costosa missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, presente in Congo da 22 anni. “Ventidue anni che non hanno portato a un cambiamento. La situazione è oggi simile a quella di prima. I congolesi si stanno interrogando”.

Secondo l’esperto di diritto, uno degli ospiti della trasmissione “Mérite panafricain”, oltre 12 milioni di congolesi sono caduti in tutti questi anni sotto gli occhi della comunità internazionale. “Ogni giorno nell’est i congolesi piangono i morti uccisi dai gruppi armati stranieri e nazionali. Nonostante i nostri appelli, quello che accade da noi viene considerato, dalla comunità internazionale, come semplici fatti di cronaca”. La situazione, che secondo Alonga dovrebbe essere considerata  invece come terrorismo alla stregua di altri scenari come quello del Sahel, “è complessa e necessita il sostegno serio e concreto, non di facciata, della comunità internazionale”.

Nello scenario confuso si inserisce lo sfruttamento dei minerali “in condizioni che fanno pensare alla logica dei conquistadores” ritiene Alonga, che è anche presidente nazionale del Partito Il Trasformatore (Plt). La guerra nell’est “in cui sono coinvolte forze straniere, milizie nazionali, continua a sfuggirci di mano”, ha affermato, ritenendo che “la situazione di conflitto nell’est è stata, in alcuni casi, in qualche modo, incoraggiata da una parte della comunità internazionale, con la presenza delle multinazionali alla ricerca dei minerali. La vita dei congolesi non rappresenta nulla rispetto a tutti gli interessi minerari”. La Repubblica democratica del Congo è oggi “indebolita a tal punto che è accaduto il triste e deplorevole decesso di un ambasciatore”.

Toussaint Alonga ricorda che il governo in carica è in realtà un governo uscente, che ha la responsabilità delle indagini preliminari, in attesa della nomina della nuova squadra che guiderà Sama Lukonde Kyenge. “Mi auguro che il mio governo sia in grado di presentare alla comunità nazionale e internazionale la versione di quello che è realmente accaduto”.

L’ex deputato ricorda infine che spetta alla Repubblica Democratica del Congo garantire la sicurezza dei cittadini che vivono nel Paese ma che l’Italia ha ragione a chiedere spiegazioni al Programma alimentare mondiale (Pam), con il quale viaggiava Attanasio il giorno dell’attacco. “La Rdc è profondamente colpita dal fatto che un ambasciatore sia stato ucciso in quella maniera. La reazione del mio governo è stata rapida, ha subito inviato una quadra a Goma per indagini preliminari in attesa della squadra italiana”.

Ad oggi non sono noti al pubblico i particolari delle inchieste in corso.

(Céline Camoin)

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