L’Africa raccontata (poco e male) dai media

di claudia
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Com’è cambiato il racconto che i principali media italiani hanno rivolto al continente africano durante la pandemia? Qual è l’immagine dell’Africa nella percezione dei giovani? Amref Health Africa-Italia presenta oggi la seconda edizione de “L’Africa MEDIAta”, un rapporto a cura dell’Osservatorio di Pavia. Con poche luci e tante ombre. E qualche lacuna.

L’Africa viene raccontata poco e male dai principali media italiani. Lo certifica la seconda edizione de “L’Africa MEDIAta”, rapporto a cura dell’Osservatorio di Pavia, che viene presentata da Amref Health Africa-Italia oggi, Martedì 25 maggio, in occasione della Giornata Mondiale dell’Africa. Il documento offre un’analisi di come l’Africa viene rappresentata nei media e di come viene percepita nell’immaginario dei giovani. L’arco temporale preso in considerazione va dalla fine del 2019 ai primi mesi del 2021. Il report viene presentato oggi all’interno di un evento online, che potete seguire su Facebook o Youtube

Il primo dato risulta essere la progressiva scomparsa mediatica del continente, a causa dello spostamento complessivo dell’attenzione di notiziari, stampa e programmi televisivi di informazione verso l’emergenza sanitaria Covid-19. Se si analizzano i sei quotidiani nazionali, nel periodo compreso tra 1 Luglio 2019/28 Febbraio 2021, la media delle notizie sull’Africa e i suoi protagonisti nel contesto italiano è calata drasticamente nel 2020 rispetto al 2019. Numeri diversi per quanto riguarda terrorismo e guerra, che hanno registrato un’attenzione diversa, la media delle notizie è del 34,4 per cento.

Nei notiziari in prima serata nello stesso periodo, l’attenzione al continente africano registrata è solo dell’1,6%. Due picchi di attenzione si sono registrati  tra dicembre e gennaio 2019, con la crisi libica e nel febbraio 2021, con l’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio nella Repubblica Democratica del Congo, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo che viaggiavano con lui. Quando si parla di Africa si affrontano tematiche che spaziano dal terrorismo (32,9%); politica (28,7%); migrazione (12%). Inferiori per percentuali lo sport (2,1%) e la cultura (1,3%). Prendendo in considerazione i social network nel periodo compreso tra 1 gennaio/31 dicembre 2020 , su Facebook l’Africa emerge attraverso due parole chiave più ricorrenti: “Libia” per i media; “Sviluppo” per le Ong.

Una crescita positiva da un punto di vista dell’informazione è l’aumento nel 2020 dell’attenzione verso razzismo e diritti delle minoranze etniche. Temi importanti se pensiamo al numero di afrodiscendenti e migranti presenti in Italia, ma che sono stati per molto tempo poco considerati. Lo spostamento dell’attenzione è avvenuto in seguito a fatti di cronaca come l’uccisione di George Floyd e la mobilitazione dei movimenti di protesta “Black Lives Matter” che sono seguiti.

Sempre all’interno di una prospettiva nuova e si inserisce l’immagine del continente trasmessa dai cartoni animati e programmi televisivi, che risulta in progressivo cambiamento. L’analisi condotta su trenta titoli lascia emergere una nuova diversificazione multi-etnica dei cast, che lascia ben sperare sul potere dei media di “normalizzare” la diversità nelle produzioni recenti e del futuro. Soprattutto, il traguardo di fiction e lungometraggi sul tema diversità è una sfida a contrastare gli stereotipi che invece ancora si insinuano nei mezzi di informazione.

Un gruppo di bambini e ragazzi tra i 10 e i 14 anni nelle città di Roma, Pavia e Milano sono stati coinvolti nel report allo scopo di comprendere in che modo recepiscono il racconto dei media sull’Africa. I giovani sono emersi sensibili alle dinamiche di razzismo e discriminazione di cui sono spettatori nei prodotti che guardano. Le riconoscono criticamente e lamentano anche la mancanza di notizie sulla quotidianità dei giovani africani. Sono interessati e vorrebbero sapere di più di come vive un loro coetaneo in Africa. Richieste che evidenziano un vuoto informativo per quanto riguarda questi argomenti.

L’immaginario dei bambini sull’Africa “qui” dunque le seconde generazioni e le persone immigrate, e “l’Africa là”, quella che spesso appare lontana ma non lo è, è stato d’ispirazione per la realizzazione del progetto video realizzato da Walter Veltroni per Amref, un corto dal titolo “Conosciamoci”. Un alternarsi emozionante, curioso e divertente, di risposte di bambini e ragazzi italiani e kenioti sull’idea che hanno, rispettivamente, di Africa e d’Europa. Amref ha dedicato, in occasione della giornata Mondiale dell’Africa, anche un episodio del podcast “Io sono una voce”. La terza puntata è incentrata sulle sfide quotidiane, progetti e prospettive delle donne africane.

“Media, scuole, società civile e organizzazioni umanitarie hanno la responsabilità di instillare nei giovani curiosità nei confronti dell’Africa, per non lasciare che le parole più associate ad essa siano esclusivamente povertà, scarsità, guerra e terrorismo ” afferma Guglielmo Micucci, Direttore di Amref Health Africa-Italia. “Lo possiamo fare attraverso la conoscenza e lo studio di un Continente immenso. Rispondendo a quelle richieste, arrivateci dai ragazzi nei focus group, di un’Africa, di cui sanno molto degli aspetti negativi, e poco delle cose normali, come scuola, tempo libero, tecnologia. Lo possiamo fare semplicemente guardandoci intorno e vedendo le nostre classi, in cui studenti di provenienze ed origini diverse crescono insieme, sereni. Lo possiamo fare attraverso i media e la produzione di contenuti, che da quella ricchezza attingano”.

Il rapporto “L’Africa MEDIAta” è senz’altro un utile strumento di riflessione, nelle sue analisi rimane tuttavia largamente sottoesposto il panorama dei media specializzati (tradizionali e digitali) che dedicano ogni giorno la propria informazione al continente africano – come la nostra rivista e molte altre realtà di informazione – e che parlano ad un pubblico vasto, interessato, recettivo… vaste platee, in gran parte composte da giovani, che da tempo hanno smesso di cercare le notizie del continente nella cosiddetta stampa mainstream: spesso miope, provinciale, distratta.

Condividi

Altre letture correlate: