La Tunisia non è più una destinazione sicura per i migranti

di claudia

di Céline Camoin

In Tunisia, un rapporto intitolato “Le strade della tortura”, pubblicato dall’Organizzazione mondiale contro la tortura, mette in luce violenze commesse contro i migranti nel corso del 2023, dopo un discorso polemico del presidente Kais Saied sull’immigrazione irregolare.

La conclusione del rapporto pubblicato lunedì 18 dicembre dall’Omct determina che la Tunisia non può più essere considerata una destinazione sicura per i migranti.

Gli autori denunciano ostacoli all’accesso alla giustizia per i migranti subsahariani e l’impunità dei loro aggressori di fronte alle numerose violazioni subite quest’anno. Lo studio denuncia anche direttamente la responsabilità delle autorità statali tunisine di fronte alle violenze commesse sul territorio ma anche alle frontiere. Attraverso la mappatura e la raccolta di testimonianze e dati, l’organizzazione ha documentato due fasi – luglio-agosto e settembre-ottobre – di violenza istituzionale e sistematica contro i migranti.

Delinea alcune tipologie di violazioni, la più nota delle quali è lo sfollamento arbitrario e forzato verso le zone di frontiera quest’estate. Ma elenca anche la violenza psicologica e fisica, i maltrattamenti da parte della polizia, l’impossibilità di sporgere denuncia e la negazione dei diritti umani in un contesto di crescente razzismo e xenofobia.

Il rapporto sottolinea che la Tunisia è sottoposta a una pressione costante da parte dell’Europa per ridurre l’immigrazione irregolare nel Mediterraneo.

“Dall’ottobre 2022, la Tunisia ha registrato una graduale intensificazione delle violazioni contro le persone in movimento, principalmente di origine sub-sahariana, in un contesto di discriminazione razziale. Il discorso presidenziale del 21 febbraio 2023 li ha resi ancora più vulnerabili, e luglio 2023 ha rappresentato un punto di svolta nella portata e nella tipologia delle violazioni dei diritti umani commesse, con un aumento di arresti e detenzioni arbitrarie, spostamenti arbitrari e forzati, che hanno portato a mal- trattamenti, torture, sparizioni e, in diversi casi, morti. Questo ciclo di abusi inizia con una situazione di irregolarità che aumenta la loro vulnerabilità e li espone al rischio di ulteriori violazioni”, si legge nella presentazione del rapporto.

La ricerca si basa in particolare su più di 30 interviste con rappresentanti di organizzazioni partner e attivisti che operano in tutta la Tunisia e su una ventina di testimonianze dirette di vittime di violenza documentate dall’Omct e dai suoi partner. Fa una mappatura delle violazioni inflitte ai migranti, tra cui gli sgomberi forzati dalle abitazioni, la violenza fisica e psicologica perpetrata sia dai cittadini che dagli agenti di sicurezza, il rifiuto di accesso all’assistenza sanitaria, gli arresti e le detenzioni arbitrarie, gli spostamenti arbitrari e forzati sul territorio tunisino, in particolare verso le zone di frontiera e deportazioni in Algeria e Libia. Le interazioni con le forze dell’ordine sono generalmente accompagnate da torture e maltrattamenti mentre le vittime sono di fatto private del diritto di ricorrere contro ciò che subiscono.

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