La stagione delle prugne, di Patrice Nganang

di Matteo Merletto
Stagione delle prugne
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Ci voleva un romanziere camerunese per riportare alla luce un documento coloniale nostrano nella cui autenticità si fatica a credere, o per lo meno si tende a immaginare che lo scrittore abbia voluto parafrasare volgendolo in un linguaggio più triviale per sottolinearne con chiarezza il razzismo primario. Invece no. Ci siamo documentati. Il testo è pressoché impossibile a trovarsi agevolmente in italiano ma è disponibile online in francese, e dice proprio così: «Eccellenza, non so che effetto faccia a un negro, a uno che non è di razza dominatrice, trovarsi governatore della Colonia francese del lago Ciad…». E via insultando. Della lettera aperta, pubblicata su L’Azione coloniale nel gennaio 1939, era destinatario Félix Éboué, originario della Guyana francese, primo nero a essere nominato governatore (per di più, da un ministro delle Colonie ebreo).

Italia e Francia erano già nemiche, e sul suolo africano si sarebbero più tardi scontrate, nel contesto della Seconda guerra mondiale, per il confine tra Ciad e Libia (il Tibesti fu peraltro terreno di guerra, ancora negli anni Ottanta, tra i due Paesi ormai indipendenti). Nella battaglia di Cufra, durata tutto il febbraio del 1941, gran parte dei combattenti furono africani: gli ascari sul fronte fascista e i “fucilieri senegalesi” (ma che… non erano senegalesi!) su quello della France Libre. Questi ultimi riportarono la vittoria, agli ordini del generale Leclerc – che il romanzo presenta in forma quasi macchiettistica.

Ma naturalmente Patrice Nganang non intendeva scrivere un libro di storia militare. Camerunese, dopo Mont Plaisant, che girava attorno alla Grande guerra, qui torna a occuparsi della Storia (spesso nominata con l’iniziale maiuscola) dal punto di vista camerunese. Intreccia agli eventi e ai personaggi autentici, sui quali ha condotto anche questa volta un grosso lavoro di ricerca, il piano della vita quotidiana e del sentire comune – peraltro non univoco – dei camerunesi dell’epoca. Tra l’altro, il Kamerun/Cameroon/Cameroun è un Paese che, per il suo complesso passato triplicemente coloniale, sembra particolarmente predisposto a un’analisi delle vicende storiche europee in chiave africana.

Punto centrale è, nel romanzo, la questione del reclutamento dei fucilieri camerunesi, reclutati in maniera più o meno inconsapevole, che si troveranno a garantire il benfondato dell’incipiente Resistenza gollista agli occhi di Churchill. L’autore segue alcuni di loro, che dalla cittadina di Edéa e dalle foreste andranno a morire nelle sabbie del Sahara. Ma con loro si muovono molti altri personaggi forti, uomini e donne, che popolano con vividezza la mente del lettore. Da M’bangue, l’anziano veggente che continua a sognare il suicidio di Hitler, a suo figlio Pouka, poeta (realmente esistito) e “Maestro” di un cenacolo di… analfabeti; dalla “Madre del mercato” Ngo Bikai a Ruben Um Nyobè – che sarà l’eroe “dimenticato” dell’indipendenza. La capacità affabulatoria di Nganang è fuor di discussione; di quando in quando, però, al lettore sarà utile fare una ricerca extralibro su certi frangenti storici che non sono alla portata di tutti.

La voce narrante è di un autore postbellico, ma non è difficile riconoscervi direttamente quella di Nganang, che non risparmia i suoi giudizi, oltre che sui suoi personaggi e sul colonialismo, anche sull’attualità (e si capisce meglio perché il potere ce l’abbia tanto con lui, e infatti l’ha spedito in esilio; per esempio: «Non che un colpo di Stato contro Paul Biya sarebbe troppo sgradito»). Il terzo capitolo del suo trittico è uscito in Francia l’autunno scorso, con il titolo Empreintes de crabe (Orme di granchio), e non dubitiamo che vedrà la luce, a suo tempo, anche in italiano. Là ci troveremo allora nella “guerra camerunese” degli anni Sessanta (con inevitabili allusioni all’attuale affaire dell’Ambazonia).

66thand2nd, 2018, pp. 349, € 18,00

(Pier Maria Mazzola)

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