Il dinosauro di Brazzaville

di claudia
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La Repubblica del Congo è sotto i riflettori oggi per le elezioni presidenziali. Non si aspettano però grandi novità. La rielezione di Denis Sassou Nguesso, al potere da 37 anni, è quasi scontata. Tra la popolazione prevalgono sentimenti di rassegnazione e sfiducia, in un Paese dominato dalla corruzione, dove tutto si può comprare, anche il voto.

di Angelo Ravasi

Nella Repubblica del Congo, oggi, si consuma un rito quasi inutile: le elezioni presidenziali. Inutile, o quasi, perché sembra scontata la rielezione del dinosauro di Brazzaville, Denis Sassou Nguesso. Un uomo che governa il paese da 37 anni. Il suo impero è iniziato nel 1979 e dura ancora oggi senza particolari scossoni, tranne una pausa tra il 1992 e il 1997, quando torna al potere manu militari. Una guerra civile lampo lo ha riportato al timone del paese contro il legittimo vincitore delle elezioni. Ma in quella circostanza lo zampino, come sempre, lo ha messo la Francia. Nel 1992, infatti, le elezioni furono vinte da Pascal Lissouba. In molti parlarono di un “mancanza di controllo dell’Eliseo sull’esito elettorale”. Lissouba, appena eletto, mise subito in discussione l’influenza francese nel suo paese, porgendo lo sguardo agli Stati Uniti d’America. E questo gli costò molto caro. È agli atti della storia che fu proprio la Elf Aquitaine a finanziare la guerra civile che riportò al potere Denis Sassou Nguesso nel 1997. Jacques Chirac, allora presidente della Francia, chiese aiuto anche agli angolani per liberare la capitale economica Pointe Noire, che lo fecero senza particolari sforzi.

Anche oggi la Francia non intende abbandonare il suo fedele alleato, che detiene i dossier più scottanti della Francafrique, compreso quello della massoneria – Nguesso è membro della loggia senegalese affiliata alla Gran loggia francese – dopo la morte di Omar Bongo Ondimba padre – ex capo di Stato del Gabon – uno dei più longevi presidenti africani. Fedele alleato di Parigi, tanto che nella partita, la guerra, che si sta consumando nella Repubblica Centrafricana, Brazzaville spinge per un dialogo con i ribelli mentre il governo e i russi non ne vogliono sapere. La Francia si affida a Sassou Nguesso per tornare ad essere protagonista nell’ex colonia abbandonata a metà degli anni Novanta del Novecento.  Insomma, il dinosauro di Brazzaville non molla. Nel 2015, poi, ha modificato la Costituzione del paese, riducendo il mandato elettorale a 5 anni, così da poter svolgere un terzo mandato consecutivo e, in cuor suo, molti altri nonostante l’età: 78 anni. 

La non credibilità delle elezioni

Il paese, ormai da anni, vive nella paura costante, così come hanno denunciato i vescovi del paese. Errore strategico aver criticato il regime tanto che gli osservatori della Chiesa cattolica non hanno ricevuto l’accredito per seguire il voto. Le autorità congolesi, infatti, hanno inviato una lettera ai vescovi nella quale scrivono che non è stato “possibile dare una risposta favorevole” alla richiesta di accreditamento fatta dalla Conferenza episcopale del Congo. I vescovi, a febbraio, avevano espresso “serie riserve” sulla trasparenza e la credibilità di queste elezioni presidenziali. La presa di posizione dei vescovi, inoltre, è un fatto inedito. Nelle precedenti tornate elettorali sono sempre stati timidi nella critica. Le riserve sulla credibilità delle elezioni sono giustificate anche dai massicci brogli che in ogni tornata elettorale si sono verificati a favore, ovviamente, del presidente. Manipolazioni dei voti nella cabina elettorale ma, anche, nella composizione delle liste elettorali e sull’assenza delle previste schede elettorali biometriche. Come nelle passate elezioni in alcuni distretti, città e villaggi, gli aventi diritto al voto superavano gli abitanti. E in molti sono passati di seggio e in seggio votando più volte. Questi sono i misteri della Repubblica del Congo.

Ma non solo. La partecipazione elettorale molto bassa è ormai cronica e manifesta una disaffezione diffusa alla politica e anche una sorta di rassegnazione alla mala gestione della cosa pubblica, dello Stato in generale che si basa, a tutti i livelli, sulla corruzione. Nguesso, negli anni ha costruito un sistema di potere piramidale, che si basa proprio sulla corruzione, dove tutti i sudditi hanno un posto. Tutto si paga, perfino il voto quando è necessario. Nelle presidenziali del 2009 la partecipazione al voto è stata intorno al 10 per cento degli aventi diritto, anche se il regime ha diffuso il dato del 66 per cento, considerato non credibile dagli osservatori. Cosa che si ripete anche alle successive elezioni del 2016. Desolante vedere i seggi elettorali vuoti. Sono pochi i cittadini congolesi che credono nel voto come strumento di cambiamento. Non si fidano nemmeno dei candidati dell’opposizione. E, intanto, Denis Sassou Nguesso tiene in ostaggio un intero paese.

Il disagio sociale ed economico

La crisi economica e la pandemia di coronavirus hanno fatto il resto. Quest’ultima, inoltre, è stata usata ad arte per reprimere ogni soffio di dissenso, Nguesso vuole imporre il suo potere che, ormai, è fatto di repressione e privo di ogni risposta economica. La Repubblica del Congo è il terzo paese petrolifero dell’Africa subsahariana – la produzione si attesta attorno ai 330mila barili giorno – e non riesce a dare risposte concrete al disagio sociale ed economico in cui versano gli abitanti del Congo. Il crollo del prezzo del petrolio ha messo in ginocchio l’economia e con essa l’occupazione. E a farne le spese, manco a dirlo, la manodopera impiegata nelle compagnie petrolifere, quella meno qualificata e locale, ma anche la più bisognosa creando un gap sociale senza precedenti.

C’è da chiedersi cosa ha fatto questo signore a favore del paese nei suoi 37 anni di potere. E se si guarda alle condizioni in cui vive la popolazione, quasi 5 milioni di abitanti su una superficie grande quanto l’Italia, poco e niente. Le persone che vivono sotto la soglia di povertà superano il 40 per cento del totale. L’economia è totalmente fondata sulle materie prime e l’80 per cento delle esportazioni dipende dal petrolio, e ha riserve stimate in 1,6 miliardi di barili. Un paese, dunque, sufficientemente ricco per soddisfare i bisogni primari della popolazione. La diversificazione economica, tuttavia, è un miraggio, le terre coltivate rappresentano solo il 4 per cento di quelle disponibili e l’agricoltura è di sussistenza.

E Sassou Nguesso, da questa sera, si appresta a governare per altri 5 anni, così da raggiungere il ragguardevole traguardo di 42 anni al potere, eguagliando Omar Bongo Ondimba, l’ex burattinaio della Francafrique. E tutto nella totale indifferenza della comunità internazionale molto attenta, invece, alle riserve petrolifere.

(Angelo Ravasi)

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