In Sudan la banca centrale e il governo cercano di disinnescare la rivolta

di Raffaele Masto
Sudan

La Banca centrale del Sudan ha annunciato nuove politiche economiche per il 2019, al fine di raggiungere la stabilita’ finanziaria e di frenare l’inflazione e di sedare le proteste contro il caro-vita che da settimane stanno infiammando il paese. In una nota ufficiale la Banca centrale di Khartum ha quindi annunciato l’intenzione di stabilizzare il tasso di cambio e di aumentare la fiducia nel sistema bancario. La situazione finanziaria del paese e’ peggiorata con una crisi di liquidita’ delle banche che ha costretto il governo a porre un tetto ai prelievi bancari la scorsa settimana. Dopo le manifestazioni del gennaio 2018, nuove proteste contro il governo sono scoppiate il mese scorso contro l’aumento del prezzo del pane e del carburante dovuto alla carenza di beni di prima necessita’. Secondo stime ufficiali, almeno 19 persone sono morte durante le proteste, tra cui due militari, mentre per l’opposizione i morti sarebbero almeno 22. Per Amnesty International almeno 37.

Il Sudan e’ alle prese da anni con una forte crisi economica dovuta ad un’inflazione record, alla carenza di valuta forte e ai bassi livelli di liquidita’ presso le banche commerciali. La decisione del governo di ridurre i sussidi statali ha determinato il raddoppio dei prezzi del pane, scatenando diverse proteste dall’inizio dell’anno. La crisi ha provocato diverse proteste nel paese, spesso sfociate in violenze. Nel gennaio scorso un manifestante rimase ucciso in una manifestazione a Khartum. In risposta alla crisi, il presidente Omar al Bashir ha annunciato una serie di misure radicali volte a superare la forte crisi economica in cui versa il paese e nel settembre ha sciolto il governo nominando Motazz Moussa come nuovo ministro al posto di Bakri Hassan Saleh. Quest’ultimo, nominato primo ministro nel 2017, e’ stato invece confermato nell’incarico di primo vicepresidente, mentre Osman Yusuf Kubur e’ stato nominato secondo vicepresidente.

Di fatto in questi giorni a rischiare più di tutti il posto è stato il presidente Omar al Bachir del quale i manifestanti hanno ripetutamente chiesto le dimissioni. Il capo dello stato, ricercato dalla Corte Internazionale, potrebbe diventare il capo espiatorio per i generali che lo tengono al potere.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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