Immaginari migratori, a cura di Angelo Turco, Laye Camara

di Matteo Merletto
Immaginari migratori
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Da anni ormai non difetta la produzione di libri sull’immigrazione. Si tratta per lo più di testimonianze o di analisi sociologiche nonché economiche e politiche che, numeri alla mano, smontano molti luoghi comuni sul fenomeno; più rari, ma non assenti dalle librerie, i volumi contro l’immigrazione. Questo libro – nato nell’ambito della Iulm di Milano (il primo curatore è il presidente della Fondazione Università Iulm, l’altro, guineano, è ricercatore presso lo stesso ateneo; entrambi sono geografi) – fa un passo “di lato” rispetto al dibattito corrente e anche rispetto a quanti difendono il diritto a emigrare per motivi di sicurezza ed economici. Il punto è che, oltre a queste ragioni contingenti, il nostro è un «Pianeta migrante». La nostra è una «ampia, storicamente continua e non episodica vicenda umana nutrita dal movimento (…) Tutt’altro che marginale, o peggio, residuale, questa forma di vita prospera sul pianeta Terra e ne rende prospero lo sviluppo ecumenico». Anzi, portando un po’ di cifre e di percentuali, Turco mostra come tutto sommato non stiamo neppure vivendo un’accelerazione del fenomeno migratorio: vive fuori del proprio Paese di origine il «3,5% della popolazione mondiale, una proporzione tutto sommato stabile da circa 40 anni».

Ciò detto, la sfida che gli autori italiani e africani affrontano è quella indicata dal titolo: quel motore invisibile della partenza che è l’«immaginario migratorio». L’immaginario parrebbe impalpabile, ma è ben reale, è presente anche in quanti di fatto non partiranno. È anche mutevole, a seconda dei luoghi e dei tempi. Nell’introduzione, Turco lo ammette: è «un’idea intuitiva tanto potente quanto difficile da racchiudere in una definizione». Per tentare di circoscriverla, essa «è la scena di rappresentazione individuale e collettiva dell’atto del migrare: è ispirato alla realtà migratoria ma al tempo stesso contribuisce a costruirla».

Alla dimensione razionale della scelta di partire (calcolo costi/benefici) si aggiunge quella emotiva, che per di più non è solitaria ma condivisa in un dato gruppo umano. Per questo le campagne mediatiche di dissuasione non hanno effetto, o paradossalmente (per noi) vanno a sortire l’effetto contrario.

Dobbiamo fermarci qui. Aggiungiamo che non è un libro costruito a tavolino ma sostanziato da indagini sul terreno (particolarmente in Senegal e Guinea e non solo; anche a Melilla e a Calais, per esempio) e che ci fa toccare quasi con mano il fenomeno migratorio come è vissuto “dall’altra parte”. Fra i tanti titoli sull’argomento davvero questo ci sembra figurare tra i più originali e necessari. Avvertenza: i contributi degli autori africani (circa un terzo delle pagine) sono in lingua francese.

FrancoAngeli, 2019, pp. 342, € 39,00

(Pier Maria Mazzola)

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