Guinea, prime violenze post-elettorali. Le testimonianze

di Luciana De Michele
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Arrivano in Guinea i primi risultati elettorali degli scrutini che si sono tenuti domenica in un clima di relativa calma. Tensioni tra sostenitori del presidente uscente Alpha Condé, che si è presentato per un controverso terzo mandato, e dell’avversario Cellou Dalein Diallo sono iniziate lunedì quando quest’ultimo ha dichiarato di ritenersi il vincitore. Da parte sua, la Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), unica abilitata a diffondere i risultati, ha iniziato a pubblicare martedì sera i parziali, che danno come vincitore Condé nelle 4 province in cui è stato completato lo spoglio. Questo è bastato per accendere la miccia tanto temuta dell’esplosione delle violenze. Scontri tra manifestanti e polizia si sono registrati ieri, mercoledì 21 ottobre, a Conakry, con un bilancio di nove morti (sedici secondo Diallo), diversi feriti e danni materiali. I manifestanti hanno eretto barricate e lanciano pietre, la polizia risponde con gas lacrimogeni e si sospetta anche con armi da fuoco.  

Il reporter italiano Marco Simoncelli, che insieme al fotografo Davide Lemmi ha seguito dalla capitale guineana l’appuntamento elettorale e indagare sulla repressione della polizia, denuncia la morte di un giovane attivista: «ieri sera mi ha chiamato un attivista del Fronte nazionale per la difesa della costituzione in Guinea per annunciarmi la morte di uno di loro, Boubacar Balde Dis Soudais, che ci aveva accompagnato nei giorni scorsi. a fare alcune interviste nel quartiere di Sonfonia a Conakry. Una pallottola lo ha colpito in pieno petto appena fuori la sua abitazione. Aveva solo 28 anni ed è l’ennesima vittima della dura repressione e delle violazioni dei diritti umani delle forze di polizia guineane sui manifestanti». 

Dalle poche notizie che giungono dal Paese, pare che le tensioni non siano estese in tutta la città, ma solo nei quartieri dove si concentrano i sostenitori dei due candidati. Qui, mentre molti abitanti si chiudono in casa, alcuni negozianti si vedono saccheggiare le proprie boutiques: «i miei fratelli a Conakry mi riferiscono di un clima molto teso e insicuro. I malinkè stanno assaltando i negozi dei peul…una discordia etnica che va avanti da tempo e che è stata esacerbata dal presidente Alpha Condé», racconta a Africa Rivista Mamadou Balde Diay, designer di moda, che lavora con il suo brand a Milano dopo esserci arrivato 15 anni fa. 

La rivalità tra Condé (sostenuto dai malinké) e Diallo (di etnia peul) si può infatti leggere anche in chiave di conflitto comunitario tra le due principali popolazioni in Guinea: «i peul, che detengono il potere economico nel Paese, recriminano di non aver mai aver avuto un presidente delle loro etnia», precisa Marco Simoncelli.

Nel Paese si teme che la pubblicazione dei risultati totali, previsti per venerdì, possa far degenerare le violenze.

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