Covid-19, medici stranieri esclusi dai concorsi

di Stefania Ragusa
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Da settimane le autorità sanitarie denunciano la carenza di medici e infermieri. Non ultime le dichiarazioni dell’assessore della regione Lombardia, Giulio Gallera, e del presidente della commissione regionale Sanità del Piemonte, Alessandro Stecco,  che hanno chiesto aiuto alle ONG, agli specializzandi e ai medici in pensione. Eppure da marzo 2020 grazie all’art. 13 del “Decreto Cura Italia”, convertito in Legge n. 27/2020, potrebbero essere assunti “alle dipendenze della pubblica amministrazione per l’esercizio di professioni sanitarie e per la qualifica di operatore socio-sanitario… tutti i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea, titolari di un permesso di soggiorno che consente di lavorare, fermo ogni altro limite di legge”.

Inspiegabilmente, le amministrazioni di Ospedali e Aziende sanitarie stanno completamente ignorando questa disposizione e continuano a bandire concorsi che, quanto ai medici, richiedono il requisito della “cittadinanza italiana o di paesi dell’Unione Europea e, quanto al restante personale sanitario (infermieri, OSS, ASA ecc.)  prevedono i requisiti previsti dall’art. 38 Testo Unico del pubblico impiego escludendo pertanto i cittadini extra UE che non siano soggiornanti di lungo periodo. Tutto questo accade in Lombardia, in Lazio,  in Piemonte , in Basilicata, nel Molise, in Sicilia, in Calabria.

Secondo lAmsi (Associazione medici stranieri in Italia) in Italia sono presenti circa 77.500 persone aventi cittadinanza straniera con qualifiche sanitarie: tra cui 22mila medici, 38mila infermieri, e poi fisioterapisti, farmacisti, odontoiatri e altri professionisti della sanità. Ma tra questi numeri piuttosto consistenti, solo il 10% riesce ad accedere a posti di lavoro nell’ambito della Sanità pubblica.  Peraltro, per quanto riguarda i medici, la situazione era già in precedenza del tutto illogica perché da un lato i posti di lavoro che richiedono la qualifica dirigenziale (e quindi anche tutti i posti di lavoro di medico) dovrebbero essere riservati – secondo il DPCM 174/94 – ai soli cittadini italiani, con esclusione, quindi, persino dei cittadini UE; dall’altro il Consiglio di Stato ha già sancito in più occasioni che il predetto DPCM è illegittimo per contrasto con il Trattato dell’Unione e deve pertanto essere rivisto. 

Occorre quindi porre mano rapidamente alla materia e darle un nuovo assetto, che tenga conto del contributo che i sanitari stranieri possono dare nell’emergenza, ma anche del dovere della pubblica amministrazione di garantire – nell’interesse della collettività – l’accesso ai posti di lavoro ai più capaci e meritevoli, senza distinzioni di cittadinanza. Per questi motivi le associazioni ASGI, LUNARIA e il movimento ITALIANI SENZA CITTADINANZA chiedono:

  • Al Ministero della Sanità e della Pubblica Amministrazione di intervenire immediatamente presso gli enti del SSN affinché, nella fase di emergenza, garantiscano il rispetto dell’art. 13 citato, consentendo l’accesso alle professioni sanitarie a tutti gli stranieri titolari di un permesso di soggiorno che consente di lavorare.
  • Al Governo di modificare il DPCM 174/94 per renderlo conforme ai principi fissati dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato e dunque escludendo i posti di lavoro dei medici da quelli riservati ai cittadini, quantomeno quando detti posti di lavoro non comportino in via esclusiva e continuativa l’esercizio di pubbliche funzioni
  • Al Parlamento di estendere gli effetti dell’apertura di cui al citato art. 13, oltre il periodo di emergenza, essendo del tutto illogico che la possibilità del cittadino straniero di concorrere a un posto di lavoro sia limitata al solo periodo di emergenza.

(Fonte: ASGI)

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