Cina, il nodo del debito con l’Africa

di Enrico Casale
cina e africa
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«Il presidente Lungu ha chiesto la riduzione e la cancellazione del debito alla luce della riduzione delle entrate a causa dell’impatto negativo della pandemia, [e] per garantire risorse adeguate per combattere la pandemia e per stimolare l’economia». È questo l’appello lanciato dal governo dello Zambia alla Cina. Non è chiaro quanto Lusaka debba a Pechino, ma è certo che il peso del debito sta iniziando a gravare in modo serio sul bilancio del Paese africano. Pare che il presidente Edgar Lungu abbia chiesto in una conversazione telefonica al suo omologo cinese Xi Jinping «una riduzione del debito e una cancellazione».

Con l’avvento del Covid-19 e il rallentamento di tutte le attività produttive e commerciali, l’economia dello Zambia è stata soffocata dal suo enorme debito estero che ha raggiunto miliardi di dollari. L’attuale regime si è fortemente indebitato per spendere in infrastrutture, con la maggior parte del debito proveniente da istituti di credito cinesi.

Ma quello del debito estero dei Paesi africani con la Cina non è un problema solo dello Zambia. Attualmente Pechino è infatti il principale creditore e ha un debito di circa 145 miliardi di dollari con il continente (il 20% del totale).

Nelle scorse settimane, il governo di Pechino ha annunciato la cancellazione di una piccola parte del debito per favorire la costruzione di ospedali e di una rete per il controllo per contenere le epidemie (non solo di coronavirus). Il presidente Xi Jinping ha parlato di vera e propria cancellazione e non di sospensione dei pagamenti (come deciso dal G20).

«La Cina spera che la comunità internazionale, in particolare i Paesi sviluppati e le istituzioni finanziarie multilaterali, agiscano con più forza per il taglio e la sospensione del debito all’Africa», ha detto Xi Jinping.

Ma è proprio così? In realtà, sul grosso del debito, prestiti agevolati e sugli aiuti allo sviluppo, la Cina non intende fare sconti. Dal punto di vista economico, il rischio è che a soffrirne siano le sue grandi banche, che dovrebbero mettere a bilancio enormi perdite. Ciò avrebbe anche forti ricadute politiche perché per i leader di Pechino sarebbe complicato spiegare perché la Cina investe miliardi di dollari in Africa quando una gran parte della popolazione cinese vive ancora in stato di povertà. Probabilmente quei debiti saranno solo rinegoziati Paese per Paese, magari allungandone le scadenze come è stato fatto nel 2018 con l’Etiopia.

A livello internazionale, la Cina vede nell’alleanza con i Paesi africani un asse strategico. L’alleanza può avere un grande peso nell’ambito delle grandi organizzazioni. Un aiuto fondamentale, soprattutto in un momento come questo in cui sono forti le pressioni della comunità internazionale per il dossier Hong Kong (per non parlare delle dispute territoriali con Giappone, Vietnam, India, ecc.). Non solo, ma la Cina, per il suo sviluppo, ha fortemente bisogno di quelle materie prima (in primis il petrolio, ma non solo) che solo il continente africano può offrirle.

Lungu potrà quindi dormire sonni tranquilli? Forse Pechino ascolterà la sua richiesta e, almeno in parte, cancellerà il debito. Ma il presidente zambiano non dovrà illudersi che la Cina gli abbonerà tutto il dovuto.

(Enrico Casale)

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