Ciclone Idai, allarme aiuti ed epidemie

di Marco Simoncelli
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Foto di  ADRIEN BARBIER / AFP

L’entità della devastazione in Mozambico dopo il passaggio del ciclone Idai appare sempre più grande, mano a mano che i soccorritori raggiungono l’area colpita. Le agenzie umanitarie e le ong impegnate nei soccorsi hanno lanciato l’allarme sulle condizioni igenico-sanitarie nelle aree colpite presagendo il diffondersi di epidemie di colera, malaria e tifo.

«Le agenzie di aiuto stanno appena cominciando a vedere l’estensione del disastro. Interi villaggi sono stati sommersi, edifici sono stati rasi al suolo, scuole e centri sanitari sono stati distrutti», ha detto il direttore dell’Unicef Henrietta Ford, dopo essere arrivata a Beira, la città mozambicana di 500mila abitanti travolta dal ciclone fra il 14 e il 15 marzo, dove ormai scarseggiano cibo e acqua potabile. «La situazione potrà ancora peggiorare prima che ci siano miglioramenti», ha aggiunto Ford, secondo la quale c’è il rischio del diffondersi di epidemie che potrebbero trasformare «questo disastro in una catastrofe». Secondo Henrietta Ford, ora sono l’acqua stagnante e i cadaveri in decomposizione, uniti alla mancanza di igiene, a rappresentare i pericoli maggiori. Secondo quanto riportato dal al Jazeera, sarebbero stati già segnalati i primi casi di tifo e colera.

Al momento, il bilancio ufficiale riportato dall’Onu con i dati aggiornati da ieri parla di 417 vittime in Mozambico, 259 in Zimbabwe e 56 in Malawi. Numeri che hanno dunque superato i 700 morti e che probabilmente aumenteranno, dato che sono numerose le persone ancora disperse e «sarà necessario che le acque si ritirino per avere un quadro completo», ha detto il responsabile dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha). Ci sono inoltre centinaia di migliaia di sfollati e in generale le persone colpite sono un milione e 700mila, di cui quasi la metà bambini.

Portare gli aiuti nelle zone colpite è estremamente difficile per via dell’ampiezza della devastazione, che ha distrutto le principali infrastrutture. Fra gli sfollati aumenta il malcontento e la disperazione perché mancano viveri e generi di prima necessità.

A Beira, Saviano Abreu dell’Ocha ha detto alla Reuters che il problema principale che si sta affrontando è quello di portare aiuti nei campi profughi nelle zone rurali lontane da Beira, la città più colpita del Mozambico, distrutta per il 90%. Al momento possono essere raggiunti solo in elicottero, e i velivoli a disposizione attualmente sono esigui.

Migliaia di persone si stanno riunendo in campi informali e improvvisati. Molti sono in condizioni disperate, secondo le agenzie umanitarie. Mentre continuano le operazioni di ricerca e recupero, c’è bisogno urgente di cibo, acqua sicura e ripari.

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