Caos Etiopia, 239 morti negli scontri

di Diego Fiore
Ahmed Abiy
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É arrivato a 239 il bilancio delle persone morte negli scontri della settimana scorsa seguiti all’uccisione del noto cantante e attivista Hachalu Hundessa. Considerato la voce degli Oromo, Hachalu è stato assassinato da ignoti dieci giorni fa ad Addis Abeba.

Nei giorni successivi a quell’omicidio, folle di sostenitori sono scese in strada in diverse città dell’Etiopia, suscitando preoccupazione per il riacuirsi delle tensioni interetniche. «A causa degli scontri che sono avvenuti nella regione, 9 agenti, cinque membri della milizia e 215 civili hanno perso la vita», ha riferito Mustafa Kedir, capo della polizia dell’Oromia, regione a larga maggioranza Oromo, il più numeroso gruppo etnico del Paese, da anni scontento per la marginalizzazione politica ed economica di cui si sente vittima. A queste vittime, si aggiungono i dieci morti registrati nella capitale. Ci sono stati «estesi danni e saccheggi», ha aggiunto Kedir, precisando che 3.500 sospetti sono stati arrestati.

La musica di Hachalu è stata la colonna sonora delle proteste antigovernative che hanno portato il leader Oromo Abiy Ahmed alla guida del Paese nel 2018. Tuttavia, in vista delle prossime elezioni, previste ad agosto ma spostate a causa della pandemia di coronavirus, diversi nazionalisti Oromo si sentono traditi dal primo ministro, accusato di aver di fatto adottato, con una serie di arresti di critici e oppositori, numerosi tra gli stessi Oromo, le medesime pratiche dei predecessori.

Per Abiy, l’uccisione di Hachalu e le violenze che ne sono scaturite fanno parte di un piano per destabilizzare il Paese, complice anche la tensione con i vicini Egitto e Sudan in merito alla mega diga sul Nilo Blu. Con queste notizie «si vuole distogliere lo sguardo del governo dalla diga», ha affermato il premier in Parlamento.

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