Attacco in Congo: la commozione del missionario amico dell’ambasciatore

di Marco Trovato
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“Un grande amico e molto, molto aperto ai problemi sociali. Molte volte era venuto a visitare il gruppo degli enfants de la rue, dei ragazzi di strada che noi gestiamo qui a Bukavu. Era stato da noi anche con la famiglia, la moglie e le tre bambine. Una grande perdita veramente”.

“A CENA ASSIEME

È rotta dall’emozione la voce di padre Sebastiano Amato, missionario saveriano da quasi 40 anni in Repubblica Democratica del Congo, raggiunto da InfoAfrica. “Sabato pomeriggio – racconta padre Amato – l’ambasciatore era arrivato a Bukavu in macchina venendo da Goma, aveva visitato alcuni progetti del Programma alimentare mondiale a Goma e poi aveva proseguito fino a Bukavu. Nel pomeriggio di sabato abbiamo organizzato un incontro con gli altri italiani che vivono qui, fino a sera siamo rimasti insieme, un po’ a mangiare, parlare, discutere, darci delle notizie. Ci ha dato una infinità di notizie da Kinshasa. È rimasto fino a domenica, poi hanno preso il battello per andare a Goma”. 

Sulle modalità dell’agguato e su cosa sia successo veramente in quel tratto di strada a nord di Goma, padre Amato non si sbilancia ma aggiunge: “Una rapina mi sembra molto strana. Un’azione eclatante può darsi, ma non tanto una rapina. In quell’area il Pam opera spesso, ci sono progetti, e ci sono anche tanti gruppi armati, alcuni provenienti da fuori. Spero che nei prossimi giorni si riesca a capire cosa sia successo davvero”. Resta il ricordo di una perdita pesante. “Era uno dei pochi ambasciatori che si erano avventurati con regolarità qui nell’est, una persona di grande umanità”

padre Sebastiano Amato, missionario saveriano

POLIZIA ALL’OSCURO?

Secondo fonti giornalistiche congolesi, il commissario provinciale della Polizia nazionale nel Nord Kivu, generale Aba Van Ang, si è detto sorpreso nell’apprendere che l’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo si è spostato in una zona a rischio senza informare la polizia o l’esercito.

Il commissario provinciale ha detto di essere rimasto sorpreso nell’apprendere che a viaggiare con il Pam c’era un ambasciatore, poiché, ha insistito, né la polizia né l’esercito erano al corrente.

A InfoAfrica, il portavoce della Missione Onu Miathias Gillmann ha precisato inoltre che i due veicoli del Programma alimentare mondiale non erano nemmeno sotto scorta della Monusco.

L’ambasciatore si è spento presso l’ospedale della Missione Onu a Goma, mentre le altre due vittime – il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo – sono morte nell’attacco.

ZONA AD ALTO RISCHIO

L’agguato è avvenuto in un’area molto pericolosa. A testimoniarlo è Alberto Rovelli, padre bianco italiano, missionario a Bukavu, sentito al telefono. “Goma e tutto il Nord del Kivu sono luoghi pericolosi – spiega padre Alberto – sono esposti a frequenti attacchi. È sempre meglio non avventurarsi su quelle piste se non si vuole rimanere vittima di qualche agguato”. A minare la sicurezza sono le milizie locali che si scontrano periodicamente con le forze armate congolesi.

Anche i membri del personale della missione delle Nazioni Unite (Monusco), stazionati in questa regione, sono ripetutamente vittime di sequestri a volte con conseguenze fatali. Alle milizie si uniscono i criminali comuni. Si registrano rapine e furti di autoveicoli con ricorso alla minaccia o all’uso della forza. E, anche in questo caso, le conseguenze possono essere letali.

LA MISSIONE ONU

Il Rappresentante speciale aggiunto del Segretario Generale delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), David McLachlan-Karr, afferma che i responsabili dell’attacco armato devono essere “identificati e perseguiti con la massima determinazione”.  Le parole di McLachlan-Karr sono state rilasciate a Radio Okapi, l’emittente della locale missione dell’Onu (Monusco). Secondo la ricostruzione fornita dalla stessa emittente l’attacco è avvenuto nei pressi del villaggio di Kanyamahoro alla periferia del Parco nazionale Virunga, lungo la strada Goma-Rutshuru. A fornire i dettagli sul luogo dell’agguato è stato Cosma Wilungula, direttore generale dell’Institut Congolais pour la Conservation de la Nature. Secondo questa ricostruzione le guardie del parco sono intervenute in soccorso dell’ambasciatore trasportandolo ancora ferito all’ospedale della Monusco dove è poi deceduto. “Sono sconvolto dalla morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, dell’altro rappresentante dell’Ambasciata, nonché collega del Programma alimentare mondiale”, si è rammaricato David McLachlan-Karr, che funge anche da capo della Missione delle Nazioni Unite nel Paese.

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