Attacchi armati in Burundi, cresce l’insicurezza

di claudia

Almeno tre persone sono state uccise e diverse altre ferite a seguito di “attacchi con granate” avvenuti nella capitale economica del Burundi, Bujumbura, lunedì sera. Lo si apprende dai media locali e internazionali secondo i quali le esplosioni mortali sono avvenute simultaneamente alle 19 in due diversi luoghi della città: nel parcheggio degli autobus vicino al vecchio mercato di Bujumbura, nel centro città, e vicino al mercato Jabe nel comune urbano di Mukaza.

Secondo i testimoni sulla scena citati dal giornale locale Iwacu, le due granate esplose nel parcheggio dei pullman hanno ucciso una persona e hanno creato il panico tra passeggeri, autisti e passanti che hanno iniziato a fuggire in tutte le direzioni. L’altra esplosione, che ha preso di mira un mercato nell’area urbana di Bwiza, ha ucciso almeno due persone e ne ha ferite diverse altre, si legge su Iwacu che precisa che molti agenti di polizia sono stati schierati per evacuare i diversi feriti in vari ospedali di Bujumbura.

Willy Nyamitwe, consigliere senior del presidente burundese, Evariste Ndayishimiye, ha descritto le due vicende come atti “terroristici” scrivendo su Twitter che “i burundesi presentano un fronte unito di fronte alla codardia dei terroristi”.

La stampa locale ricorda che la capitale economica del Burundi è stata l’obiettivo di un attacco simile lo scorso maggio, che ha lasciato almeno cinque morti e decine di feriti, secondo la polizia. Domenica, un altro attacco con granate ha ucciso due persone in un bar a Gitega.

Fatti di cronaca che si ergono a testimonianza del crescente stato di insicurezza in cui versa il Burundi. “Nonostante l’impegno del presidente Evariste Ndayishimiye di affrontare la situazione nel Paese dopo anni di violenta repressione, i crimini – tra cui detenzioni ed esecuzioni arbitrarie, torture e intimidazioni – non si sono fermati”, ha infatti fatto notare la scorsa settimana la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Burundi nel corso della presentazione del suo ultimo report sul Paese. Il presidente della Commissione Doudou Diene ha detto ai giornalisti a Ginevra che “non solo hanno continuato a verificarsi gravi violazioni dei diritti umani, ma per alcuni aspetti la situazione è peggiorata” da quando il presidente Ndayishimiye è stato eletto nel maggio dello scorso anno succedendo all’ex presidente Pierre Nkurunziza che è poi deceduto a giugno.

Questi abusi sono avvenuti in un contesto di “molteplici attacchi armati” da parte degli oppositori del governo dall’agosto 2020, ha spiegato Diene. “Cercando persone presumibilmente coinvolte negli attacchi armati o che collaborano con i gruppi ribelli, le forze di sicurezza hanno preso di mira soprattutto membri del principale partito di opposizione, il Congresso Nazionale per la Libertà (Cnl), ex membri delle Forze Armate burundesi dominate dai Tutsi (ex-Fab), rimpatriati e alcuni dei loro familiari. Alcuni sono stati giustiziati, altri sono scomparsi o sono stati torturati mentre erano detenuti arbitrariamente”, hanno spiegato i commissari Onu.

La Commissione ha notato che anche se il livello di violenza politica nella nazione dei Grandi Laghi è diminuito subito dopo le elezioni del 2020 – con il Paese che sembra essere “sulla strada della normalizzazione” – la situazione dei diritti umani rimane “terribile”. Il clima politico attuale è “altamente intollerante nei confronti del dissenso”, hanno sostenuto i commissari nel loro quinto e ultimo rapporto al Consiglio dei diritti umani, evidenziando come i membri dei partiti di opposizione siano stati presi di mira, in particolare dal giugno 2021. Evidenziando la mancanza di riforme strutturali promesse per promuovere la responsabilità nel Paese, la commissaria Onu Françoise Hampson ha detto che lo “stato di diritto in Burundi continua a erodersi, nonostante l’intenzione dichiarata del presidente Ndayishimiye di ripristinarlo”.

Anche i cambiamenti climatici stanno avendo pesanti ripercussioni sulla stabilità del Paese. Negli ultimi anni, in Burundi, almeno 103.305 persone sono infatti state costrette ad abbandonare le proprie case a causa degli shock ambientali secondo l’ultimo rapporto pubblicato domenica da Save the Children.

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