Angola, le mine uccidono ancora

di Enrico Casale
mine antiuomo
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In Angola, a quasi vent’anni dalla fine della guerra civile, gli ordigni seminati dai combattenti continuano a mietere vittime. Il conflitto, che ha causato la morte di almeno mezzo milione di persone e ha costretto quattro milioni di civili a fuggire dalle proprie case, si è concluso ufficialmente nel 2002. I combattimenti hanno distrutto industrie, aziende agricole, abitazioni civili, caserme. Nonostante sia passato molto tempo, secondo i dati ufficiali del governo, negli ultimi due anni gli ordigni inesplosi hanno ucciso 160 persone. Circa 80.000 persone vivono con cicatrici o disabilità dovute alle esplosioni di mine antiuomo.

Secondo Mine Action Review, l’Angola è disseminata di mine antiuomo, ma anche da bombe inesplose, come le bombe a grappolo. Sia le forze governative sia quelle cubane hanno creato estesi campi minati intorno alle loro basi, dentro e intorno alle città e attorno a infrastrutture come aeroporti, stazioni di approvvigionamento idrico, tralicci elettrici e ponti. Anche l’Unita, il principale partito di opposizione del Paese, poi gruppo ribelle antigovernativo, e altre fazioni hanno interrato mine quando hanno preso il controllo di un villaggio o di un punto strategico o prima di ritirarsi. Secondo le statistiche pubblicate da Our Africa, negli anni Novanta, c’erano 37 milioni di mine terrestri sepolte in tutta l’Africa, l’Angola ne aveva 10 milioni.

L’anno scorso, il governo ha annunciato di aver ripulito circa 100.000 km di strade. E grazie al processo di sminamento, i settori dell’agricoltura, delle costruzioni, dei trasporti e delle comunicazioni, del petrolio, dell’estrazione mineraria e del turismo hanno potuto riprendere a pieno ritmo. Secondo il governo, 1.858 campi minati sono stati finora bonificati (il 56,4% del totale). Tuttavia, ci sono ancora 1.435 campi infestati dagli esplosivi e quindi l’obiettivo di dichiarare l’Angola «Paese libero dalle mine» entro il 2025 difficilmente sarà raggiunto.

Questa settimana, il governo degli Stati Uniti hanno fornito 11 milioni di dollari all’Angola che si aggiungono ai 145 milioni offerti dagli Usa dal 1995 a oggi per sminare il Paese. «Venticinque anni di impegno degli Stati Uniti nel sostegno allo sminamento umanitario hanno portato alla distruzione di 218.000 mine terrestri e altri rischi di esplosione e al ritorno sicuro di oltre 463 chilometri quadrati di terra al popolo dell’Angola», ha affermato l’ambasciatore statunitense a Luanda, Nina Marie Fite ha detto in una dichiarazione. Nel complesso, i progetti finanziati da Washington mirano a restituire oltre 4,2 milioni di chilometri quadrati di terreno a un uso produttivo e distruggere oltre 9.600 esplosivi, a vantaggio della sicurezza e della protezione di oltre 48.000 angolani.

Il governo angolano è stato aiutato anche da Svizzera, Norvegia e Giappone.

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