Somalia: Shebab, “ridicolo l’allarme dell’intelligence di attacchi ai leader”

di claudia
jihadisti

I jihadisti somali Shebab hanno bollato come “ridicolo” l’allarme lanciato ieri dall’agenzia di intelligence somala (Nisa) su presunti piani dell’organizzazione per colpire il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed Farmajo, e il primo ministro, Mohamed Hussein Roble.

“È davvero ridicolo. La Nisa non ha mai saputo quando abbiamo preso di mira i loro funzionari, nei loro uffici e quartier generali. Non sapevano quando abbiamo preso di mira Yarisow nel suo ufficio, durante un incontro con i membri della sua amministrazione”, ha detto un membro degli Shebab ai media affiliati all’organizzazione, facendo riferimento all’attacco costato la vita al sindaco di Mogadiscio, Abdirahman Omar Osman, conosciuto come Eng Yarisom (piccolo ingegnere). Il primo cittadino rimase ucciso nel 2019 quando una donna kamikaze riuscì a entrare nel suo ufficio e a farsi esplodere durante una riunione. Furono sei i morti e nove i feriti.

Ieri la Nisa ha fatto sapere di aver informato “i principali funzionari del governo di un complotto degli Shebab contro il presidente e il primo ministro”, aggiungendo che l’organizzazione degli attentati sarebbe in mano a un uomo di nome Mohamed Mahir, indicato come “leader anziano degli Shebab”. La fonte Shebab ha dichiarato che c’è nessun Mohamed Mahir tra i jihadisti. “La dichiarazione dell’intelligence ci sembra basata su un loro problema”, ha aggiunto.

Il presidente Mohamed e il primo ministro Roble non hanno commentato l’allarme lanciato dalla Nisa, che arriva dopo una serie di attacchi messi a segno dal gruppo legato ad Al Qaida e mentre la Somalia è alle prese con un processo elettorale rallentato da contrasti politici.

A febbraio i jihadisti hanno rivendicato un attacco ai delegati elettorali nella capitale Mogadiscio, costato la vita a sei passanti.  Quindi il 23 marzo hanno rivendicato l’attacco all’aeroporto internazionale della capitale somala, che ha provocato la morte di sei persone, messo a segno lo stesso giorno in cui una deputata di spicco, critica nei confronti del governo, Amina Mohamed Abdi, è stata una delle vittime delle esplosioni rivendicate dal gruppo nella città di Beledweyne, nel centro della Somalia. Le esplosioni hanno causato la morte di 48 persone.

Il processo elettorale avrebbe dovuto essere completato lo scorso anno, ma è ancora in corso, alle battute finali. Poco dopo la scadenza del mandato presidenziale, lo scorso anno il parlamento approvò una controversa proroga, ma la misura venne poi abrogata a fronte del rischio violenze e per la forte pressione internazionale. Presidente e premier si sono scontrati più volte negli ultimi mesi. 

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