Sudafrica, la clinica dei pangolini

di claudia

Centinaia di migliaia di pangolini vengono cacciati illegalmente ogni anno in Africa. Una mattanza alimentata dalla Cina, dove questo animale è considerato una prelibatezza e le sue scaglie sono ritenute prodigiose dalla medicina tradizionale. A Johannesburg c’è un gruppo di veterinari e volontari che salva gli animali destinati a essere uccisi

testo e foto di Julien Faure

In un ambulatorio veterinario nei sobborghi di Johannesburg, la più popolosa città del Sudafrica, Nicci Wright, direttrice del Wildlife Veterinary Hospital, sta prendendosi cura con tre colleghi di uno strano animale coperto di squame simile a un formichiere. La stanza è piccola. Pile di gabbie vuote sono accatastate contro i muri. L’animale, simile a una fortezza ambulante, è steso su un tavolo operatorio. «Avrebbe dovuto essere rilasciato la scorsa settimana, ma un’infezione ne ha ritardato la liberazione», spiega la donna, fondatrice dell’African Pangolin Working Group, impegnata a disinfettare una ferita.

Nicci da vent’anni si occupa di curare la fauna selvatica dell’Africa. Il suo centro, finanziato da donazioni private, raccoglie i pangolini che la polizia sudafricana recupera dopo aver arrestato i bracconieri. Quasi ogni settimana arriva un nuovo esemplare, che viene assistito e accudito in tutto per tutto. Un giovane volontario ha appena parcheggiato fuori dell’ambulatorio e scende dall’auto con un pangolino raggomitolato tra le braccia. «Il pomeriggio gli animali vengono accompagnati in un campo ricco di formiche e termiti, che rappresentano la base della loro dieta – spiega Nicci Wright –. I pangolini non sono in grado di nutrirsi in cattività. Se dai loro una ciotola piena di formiche, non la mangiano! Gli esemplari che le autorità ci inviano soffrono degli stessi disturbi osservati nelle persone con stress post-traumatico».

Gli animali non emettono un verso, un lamento. Sono traumatizzati per il terrificante trattamento riservato loro dai bracconieri, che li hanno lasciati per giorni senza acqua o cibo. Alcuni pangolini sono terrorizzati dalle voci maschili. La fase di recupero richiede alcune settimane, al termine delle quali gli animali vengono rilasciati in riserve di caccia private, dove vengono protetti dai cacciatori di frodo.

Un esemplare di pangolino. Si ritiene che sia stata proprio un pangolino – contaminato a sua volta da un pipistrello – a trasmettere lo scorso inverno il coronavirus dagli animali all’uomo. L’animale sarebbe stato acquistato e consumato nella città di Wuhan, primo focolaio della pandemia.
I pangolini sono attualmente gli animali più illegalmente venduti nel mondo. Tutte e otto le specie di pangolino sono protette da leggi nazionali e internazionali; due sono considerate a rischio di estinzion
Una volontaria del Wildlife Veterinary Hospital si prende cura di un pangolino sottratto ai bracconieri. Tornerà in libertà solo dopo alcune settimane di cure

In via di estinzione

Nel 2018, dal centro sono stati salvati 37 pangolini. Ma molti altri sono stati massacrati. Gli scienziati sono preoccupati per la salvaguardia di una specie tra le più minacciate al mondo. Quanti esemplari vengono uccisi ogni anno? «Un’enormità. Per averne un’idea dovresti sommare il numero di rinoceronti, elefanti, leoni e tigri uccisi. E moltiplicare quel numero per mille!», dice con tono più che preoccupato il dottor Ray Jansen, specializzato in zoologia, anch’egli promotore dell’African Pangolin Working Group.

Nel suo modesto ufficio del dipartimento di Scienze della Tshwane University of Technology di Pretoria, il professore parla in fretta. Come se il tempo stringesse, anche per lui. Il futuro del pangolino si è notevolmente offuscato. «Almeno un milione di pangolini è stato decimato in Africa negli ultimi due anni. Se non si arresta la mattanza, tra vent’anni questo animale sarà estinto dalla faccia delle Terra», avverte.

Esistono otto specie di pangolini distribuite tra le foreste del Sud-est asiatico e quelle dell’Africa subsahariana. Nel secolo scorso, proprio come i rinoceronti asiatici, gli elefanti, i leoni o le tigri, i pangolini erano diffusi in tutta la Cina. Le loro scaglie sono un farmaco prodigioso per la medicina tradizionale cinese. Composte di cheratina, come le nostre unghie e i nostri capelli, vengono utilizzate contro vari tipi di cancro e malattie. Ma nessuno studio scientifico ne ha mai dimostrato l’efficacia terapeutica. Non solo. In Vietnam, la carne dell’animale è considerata un pasto molto prelibato e un segno di ricchezza. In alcuni ristoranti, il prezzo di un piatto di pangolino può raggiungere i 2000 euro. Si ritiene che sia stata proprio un pangolino – contaminato a sua volta da un pipistrello – a trasmettere lo scorso inverno il coronavirus dagli animali all’uomo. L’animale sarebbe stato acquistato e consumato nella città di Wuhan, primo focolaio della pandemia. «Il mercato asiatico, in particolare quello cinese, ha decimato le popolazioni locali di pangolino, diventate oggi estremamente rare. Con una nascita ogni diciotto mesi, le femmine non sono in grado di rinnovare la popolazione», afferma Ray Jansen. Poiché il pangolino asiatico è molto difficile da trovare, i trafficanti si stanno rivolgendo a una nuova fonte di approvvigionamento: l’Africa.

Specie (molto) protette

«Tre anni fa, quando lavoravo in Sierra Leone e in Ghana, nei mercati locali, accanto alle bancarelle che vendevano bush meat, carne selvatica, vedevo mucchi di squame di pangolino accatastate assieme ad altri rifiuti», ricorda Ray Jansen. I pangolini erano considerati ottimi da cucinare arrosto, e le scaglie erano inutili. «Quando sono arrivati i mercanti asiatici tutto è cambiato – afferma Ray Jansen –. Improvvisamente, quegli scarti sono diventati una miniera d’oro».

Secondo Marcus Cornthwaite, della ong Traffic, che cura una rete di monitoraggio del commercio di specie selvatiche, «l’aumento delle operazioni di polizia e dei sequestri di scaglie di pangolino in Africa dimostra come questo commercio illegale stia dilagando». Nel 2016, i 183 Stati membri della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (Cites) hanno deciso di includere il pangolino nella lista delle specie animali cui dedicare il massimo livello di protezione possibile. Benché il commercio sia vietato, il traffico prospera. E i numeri sono impressionanti. Secondo uno studio del Center for International Forestry Research, pubblicato nel 2018, il numero di pangolini cacciati ogni anno nelle foreste dell’Africa centrale oscilla tra i 400.000 e i 2,7 milioni di esemplari. Cifre spaventose, che ne fanno l’animale più illegalmente commercializzato al mondo.

Tutte e otto le specie di pangolino sono protette dalle leggi nazionali e internazionali, e due sono ufficialmente elencate come in pericolo di estinzione.

Nicci Wright, fondatrice dell’African Pangolin Working Group, disseta un esemplare nella sua clinica
Un esemplare di pangolino e sullo sfondo la veterinaria sudafricana Nicci Wright. Questi animali solitari sono spesso scambiati per rettili, in realtà sono mammiferi squamosi. Si trovano in Asia e in alcune regioni dell’Africa; hanno dimensioni che variano da quelle di un gatto fino al metro di lunghezza

«Gentile e pacifico»

Nel 2018, sono state sequestrate 40 tonnellate di scaglie di pangolino solo nel continente africano. Il numero è raddoppiato nel 2019: 97 le tonnellate di scaglie intercettate dalla polizia. Il 70% proveniva dalla Nigeria, epicentro di un commercio che vale diverse decine di milioni di euro, e centinaia di migliaia di pangolini uccisi. I funzionari doganali dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi hanno effettuato due importanti confische negli ultimi due anni. «I carichi che abbiamo bloccato erano stato ufficialmente dichiarati come spedizioni di avocado e squame di pesce destinate all’Oriente», afferma Grégory Colent, incaricato di verificare le merci che transitano nello scalo francese. «In realtà erano oltre 400 chilogrammi di squame di pangolino».

In un luogo segreto – per motivi di sicurezza – Nicci Wright accompagna un pangolino per nutrirsi al di fuori della clinica. L’animale annusa il terreno alla ricerca di insetti. D’un tratto affonda la testa in una colonia di termiti. La sua lingua appiccicosa, lunga 40 centimetri, non lascia scampo agli insetti. Ne fa una scorpacciata. In pochi minuti si riempie lo stomaco.

«Sono uno spettacolo della natura che in pochi possono ammirare», mormora la veterinaria sudafricana. La sua carriera l’ha portata a curare centinaia di specie di animali selvatici, ma nessuno l’ha toccata tanto quanto il pangolino. «Visti da lontano, con la loro armatura, sembrano duri, ma la loro natura è gentile e pacifica. Non si può che restare ammaliati ad osservarli, in loro c’è qualcosa di magico».

(Julien Faure)

Questo articolo è uscito sul numero 5/2020. Per acquistare una copia della rivista, clicca qui, o visita l’e-shop.

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