18/09/13 – Libia – Instabilità soffoca il turismo a Ghadames

di Mario

Prima risorsa economica di Ghadames, il turismo è tra i settori che soffre di più dell’instabilità politica e sociale in Libia. L’oasi, che in passato cadde sotto il dominio romano, bizantino, arabo, turco e infine sotto occupazione italiana, negli ultimi trent’anni è cambiata molto con la costruzione della città nuova, adiacente a quella antica, preservata intatta. I suoi circa 11.000 abitanti, che vivono dagli anni Ottanta nelle vicine abitazioni più moderne e confortevoli, lamentano però la mancanza di turisti.

La perla del deserto, come viene chiamata Ghadames, a circa 500 km a sud-ovest di Tripoli, prima della rivoluzione registrava un afflusso di circa 30.00 turisti all’anno. Situata al confine con Tunisia e Algeria, paga un prezzo altissimo per la sua posizione strategica.

Se in passato l’oasi, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, è stata ai tempi delle carovane il punto di incontro di varie civiltà che attraversavano il deserto, oggi invece la città caratteristica per i palmeti e le sue stradine tortuose, deve fare i conti con un crescente traffico clandestino di armi e di persone lungo i confini, resi permeabili dalla debolezza in cui versano la polizia e l’esercito nazionali. Per questo motivo la missione dell’Unione Europea di assistenza per la gestione dei confini in Libia (Eubam Libya) si è recata per la seconda volta a Ghadames per aiutare le autorità a mettere in piedi un sistema integrato di gestione delle frontiere. Il seminario rivolto alle autorità libiche responsabili in materia ha visto la partecipazione di 72 persone, tra cui 12 donne, che hanno seguito con interesse i consigli di esperti italiani e svedesi. “Eubam aveva già avviato le attività di addestramento a Tripoli il mese di aprile scorso, ma le sta estendendo anche in altre zone e appena le condizioni lo permetteranno anche più a sud” spiega ad ANSAmed Francesca Marretta, esponente della missione europea. “Il nostro intervento sarà complementare con le altre missioni della comunità internazionale per assistere il Paese nella riforma del settore sicurezza al fine di evitare la duplicazione di progetti”. La missione, che ha un budget di 30 milioni di euro, risponde ad un invito arrivato dalla Libia stessa per un mandato iniziale di due anni. Non svolgerà alcuna funzione esecutiva e non prevede un trasferimento di fondi bensì di know-how nella gestione della sicurezza dei confini marittimi, terrestri e aerei. (ANSAmed).

 

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