07/11/13 – Tunisia – Io, tassista di notte, rischio vita per pochi soldi

di AFRICA

 

”Ogni volta che comincio il turno di notte so bene di mettere la mia vita nelle mani del destino. Per tre volte mi hanno aggredito, picchiato e una volta anche rapinato. E so che non finirà mai. Un mio collega di aggressioni ne ha subite dieci e continua a lavorare, di notte, perchè deve dare da mangiare ai figli”. Khaled – almeno così dice di chiamarsi – ha una cinquantina d’anni e da più di metà della sua vita fa il tassista nella Grande Tunisi, dal traffico anarchico e folle dal centro della capitale sino alle viuzze sterrate della sterminata periferia, che si incunea sino alle zone di campagna. Non ama il turno di notte (ha da poco cambiato il suo taxi, comprando una vettura coreana dopo avere venduto il vecchio Peugeot che ne aveva viste di tutti i colori), ma quando gli tocca sa a cosa potrà andare incontro. Le aggressioni ai conducenti di taxi sono diventate una costante delle notti di Tunisi (dall’inizio dell’anno ne sono state contate 600, nessuna delle quali con un colpevole), e, dice Khaled, solo per un caso non c’è ancora scappato il morto. ”E tutto per pochi dinari, otto-dieci al massimo”, che è il costo medio di una corsa e che equivalgono al massimo a cinque euro. I tassisti a Tunisi girano in continuazione, perchè sono solo pochi preferiscono rimanere in attesa di un cliente all’angolo di strade e piazze. Per fermarli basta un cenno della mano, un saluto veloce (il tradizionale ‘essalemou alaikom’) e via di corsa per raggiungere la meta, che può essere anche molto lontana. Ma di notte tutto cambia, perchè il saluto si tramuta in un quasi grugnito e il tassista divide la sua attenzione tra la strada ed il passeggero, immagine dietro il quale può nascondersi di tutto. C’è chi si rifiuta semplicemente di pagare; chi, ubriaco, cambia in continuazione destinazione ad un passo dalla meta; chi, infine, tira fuori un coltello o una pistola per rapinare il conducente. ”Tutto è cambiato dopo la ‘rivoluzione’ – dice amaramente Khalked che, almeno in questo, rimpiange la dittatura di Zine el Abidine Ben Ali-. In ogni strada, in ogni piazza c’era un uomo in divisa, persino lungo le autostrade. Sulle strade che dal centro di Tunisi portano alle periferie, agli svincoli c’erano posti di blocco, anche con militari dell’Esercito. Dove sono finiti i poliziotti?”. Sino ad oggi, dicono i tassisti di Tunisi ormai assuefatti a quel che accade, nessuno è stato arrestato e noi continuiamo a rischiare la vita per pochi dinari, perchè non possono fare altrimenti. * Diego Minuti – (ANSAmed).

 

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