Voci di golpe in Sierra Leone, combattimenti e caos a Freetown

di Marco Trovato

di Federico Monica

Spari nelle strade, caserme sotto attacco, prigioni assaltate e detenuti liberati. Dopo una giornata di scontri, la tensione resta alta a Freetown, voci e ipotesi si rincorrono da ore, ma al momento è estremamente complesso stabilire sia l’entità della rivolta in corso sia chi siano gli artefici di quello che a tutti gli effetti sembra un tentativo di colpo di stato. Il coprifuoco è in vigore in tutto il Paese e diversi testimoni raccontano di colpi di arma da fuoco ancora in corso in varie zone della capitale.

Questo un resoconto dei fatti avvenuti finora.

A partire dalle 3 della notte di oggi, domenica 26 novembre, un gruppo di persone assalta la caserma di Wilberforce, sede principale dell’esercito della Sierra Leone. Testimoni raccontano di scontri a fuoco fino alle prime luci dell’alba; i rivoltosi assaltano e saccheggiano con successo un’armeria. I comunicati ufficiali parlano genericamente di “individui” ma è opinione comune che dietro l’azione ci siano parti dell’esercito nazionale.

Il presidente della Sierra Leone Julius Maada Bio, secondo indiscrezioni avrebbe lasciato il Paese con il suo jet privato

Alle 8 del mattino il presidente Julius Maada Bio lancia un tweet in cui annuncia l’attacco alla caserma di Wilberforce e proclama il coprifuoco. Il tweet specifica che il presidente si trova a Freetown nel suo palazzo.

La dichiarazione del coprifuoco è ufficializzata negli stessi minuti da un documento del ministro della comunicazione Chernor Bah che riprende i passaggi principali del tweet presidenziale.

Meno di mezz’ora dopo, alle 8.31 un jet privato Dassault Falcon si alza in volo dall’aeroporto di Freetown in direzione Southampton, dove atterrerà sei ore dopo. Al momento non è possibile ricostruire chi si trovasse a bordo del velivolo, ma risulta essere lo stesso modello di aeromobile utilizzato il giorno prima dallo stesso presidente per recarsi a un summit in Guinea Equatoriale.

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Gli scontri proseguono nella zona di Congo cross, non lontano dalla caserma assaltata, dove testimoni raccontano di scambi di colpi fra gruppi di militari; nelle stesse ore la CEDEAO/ECOWAS pubblica un comunicato in cui denuncia l’accaduto stigmatizzando le violenze, anche il leader dell’opposizione invita al rispetto del coprifuoco e alla pacificazione. Proprio durante questi scontri a fuoco muore il giornalista canadese Stephen Douglas, probabilmente stroncato da un infarto.

Intorno alle 10.30 gruppi di rivoltosi assaltano la prigione di Pademba road, in centro città. Dopo diversi minuti di scambio di colpi le guardie carcerarie si arrendono e vengono liberati numerosi prigionieri, prima della sezione maschile e in seguito di quella femminile. Si ritiene che la struttura ospitasse almeno 2000 detenuti, diversi video mostrano fiumi di persone in abiti civili che fuggono disperdendosi nelle strade, tra loro anche volti noti come il rapper Boss LAJ, arrestato alcuni mesi fa con l’accusa di rapina.

Intorno a mezzogiorno gli scontri si spostano dalla parte opposta della città, nella zona di Jui, in cui si trovano l’ex aeroporto militare coloniale e la scuola per cadetti della polizia. Anche in questo caso diversi video mostrano colpi di arma da fuoco e militari che pattugliano le strade.

Dalla tarda mattinata si susseguono voci puntualmente smentite secondo cui la sede della SLBC, radio e televisione nazionale, sarebbe sotto assedio o addirittura incendiata. Al momento la notizia è stata smentita ufficialmente dal ministro dell’informazione e dal direttore, tuttavia colpisce la scarsissima copertura mediatica della situazione: gran parte delle tv o radio locali trasmettono da ore esclusivamente musica o programmi registrati con qualche sporadico annuncio.

Questa situazione non fa che aumentare l’incertezza a Freetown e nel resto del Paese: in assenza di dichiarazioni ufficiali nessuno è in grado di capire quale sia la situazione attuale e neppure quali forze si stiano fronteggiando. Nonostante le ultime testimonianze raccontino di una riduzione dell’intensità degli scontri la notte che si avvicina si annuncia tesa.

Gli eventi di oggi aggiungono la Sierra Leone al lungo elenco di Paesi dell’Africa Occidentale che hanno vissuto tentativi più o meno riusciti di colpi di stato negli ultimi mesi. Solo ad agosto erano stati rimossi diversi vertici dell’esercito proprio con l’accusa di voler attentare alla sicurezza del paese. Da molti osservatori queste notizie sono state viste con sorpresa: sebbene le elezioni che hanno riconfermato il presidente Bio lo scorso giugno siano state macchiate da irregolarità e abbiano creato fortissimi attriti con l’opposizione, proprio nei giorni scorsi era stato raggiunto un accordo di pacificazione fra le parti politiche.

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