Viaggio in Sudan, seconda puntata: le acque contese del Nilo

di Matteo Merletto

Senza il Nilo non ci sarebbe stata la storia come la conosciamo. Non ci sarebbe stata la civiltà dei Faraoni e le relazioni e gli scontri con i popoli della Nubia, non ci sarebbero state tutte le vicende che hanno caratterizzato quello che poi è diventato l’Egitto moderno e la relazione con la Gran Bretagna, la potenza colonizzatrice, e non ci sarebbe stata quella dinamica che, nel bene e nel male, rende l’odierno Sudan un’unità geografica unica – unita dal Nilo – con l’Egitto. E non ci sarebbe, ovviamente, nemmeno l’Egitto di oggi e le sue dinamiche afro-mediorientali.

L’Egitto, che ci siano i Faraoni, i britannici, Nasser, i fratelli Musulmani, Mubarak o il generale Al Sisi, non può fare a meno dell’acqua del Nilo. Non può rinunciare nemmeno ad un metro cubo della sua portata. Ma un tempo, a monte di questo maestoso corso d’acqua, c’erano realtà arretrate che sfruttavano le acque del Nilo per le loro piccole economie di sussistenza.

Oggi invece alcuni paesi del suo bacino idrografico sono diventate delle potenze. Una su tutte è l’Etiopia, da dove nasce il Nilo Azzurro, quello con la portata maggiore, paese che ha costruito un immenso sbarramento, la Diga della Rinascita che dovrebbe dare luce elettrica a tutto il paese e anche oltre i confini. L’Egitto ha minacciato di bombardare questa grande opera dell’uomo. Una mediazione internazionale ha portato il Cairo a più miti consigli, ma un accordo definitivo non c’è e non sembra ci siano margini per realizzarlo. Che la prossima guerra per l’acqua scoppi proprio per le acque del Nilo? E in mezzo il Sudan e il Sud Sudan come si schiererebbero? Che conseguenze subiranno?

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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