Sudan: accordo tra opposizione e militari. Ma al sud si spara

di Raffaele Masto
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Alla fine l’accordo tra i militari sudanesi e l’Alleanza per la Democrazia e la Libertà, che riunisce l’opposizione e la società civile sudanese, è stato firmato. Ci sono voluti giorni di negoziati e di incertezze e una notte di trattative e alla fine è arrivata la firma.

Si tratta di una dichiarazione politica che prevede una alternanza al potere di civili e militari per tre anni, alla fine della quale si terranno elezioni democratiche e il potere verrà trasferito ad un governo civile.

Le parti hanno iniziato a negoziare su posizioni molto distanti: i dimostranti volevano da subito un governo di civili, i militari erano fermamente intenzionati a non rinunciare al potere. Si era arrivati a prevedere un Consiglio Sovrano composto da cinque civili e cinque militari più un membro civile ma proveniente dalle fila dei militari. Questa notte, alla fine, è arrivato il compromesso.

Come detto si tratta, al momento, solo della prima parte di una intesa che dovrà comprendere molti altri aspetti. Per esempio come affrontare la crisi economica che travaglia il Sudan da tempo (le proteste, in dicembre, erano scoppiate proprio per l’aumento del prezzo della benzina e del pane). Oppure come mettere fine alle tre guerre che persistono nel paese (nel Blue Nile, nel Sud Kordofan e nel Darfur) in modo che le elezioni possano essere fatte su tutto il territorio nazionale. Oppure, ancora, come attivare una indagine per punire i responsabili del massacro del 3 giugno quando i militari spararono sulla folla del sit-in davanti al quartiere generale delle Forze Armate facendo almeno 130 morti e gettando molti corpi nel Nilo per occultare le dimensioni del massacro.

Insomma l’accordo è ancora incompleto ed è molto fragile. Ad esempio la prevista indagine sul massacro del 3 giugno, se condotta senza deviazioni, potrebbe finire mettendo sotto accusa il generale Mohamed Hamdan Dagalo (nella foto). Diversi video pubblicati dai media – compresa la BBC – dimostrano che a sparare sulla folla sono stati i soldati delle Forze di Supporto Rapido comandate, appunto, dal generale che ha firmato gli accordi di questa notte.

Dunque un accordo, quello di questa notte, che chiude solo una fase e che è un compromesso tutto da consolidare.

Intanto a complicare le cose c’è la tensione esplosa al confine tra Sudan e Sud Sudan dove un membro della missione di pace dell’Onu e cinque civili sono morti in un attacco mirato contro i peacekeeper avvenuto in un mercato nella città di Abyei, in un’area ricca di petrolio e contesa tra i due Paesi. L’attacco è stato sferrato da un commando armato non identificato ma da una parte e dall’altra ci si accusa a vicenda come se fosse un episodio di guerra tra due paesi.

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