Senegal: caso Sonko, fitto scontro mediatico mentre cresce la tensione

di Valentina Milani
Sonko
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Dopo la revoca dell’immunità parlamentare, il leader del partito Pastef, Ousmane Sonko, accusato di stupro e minacce di morte dalla massaggiatrice Adji Sarr, è stato convocato oggi alle ore 9 nell’ufficio del giudice Mamadou Seck dell’8° gabinetto del Tribunale di Dakar. Nella serata di ieri Sonko ha convocato una conferenza stampa per annunciare che risponderà alla convocazione, pur considerando illegittima la procedura di revoca dell’immunità e quella di convocazione.

A Dakar il clima è molto teso e c’è una forte preoccupazione in tutti gli ambienti. La convinzione prevalente è che Sonko non abbia violentato nessuno ma commesso una serie di leggerezze incompatibili con il suo profilo di politico moralizzatore. Accanto a questa convinzione c’è il timore diffuso che, se anche questo oppositore di Macky Sall dovesse essere liquidato sul piano giudiziario, come accaduto in passato con Karim Wade e Khalifa Sall, la situazione potrebbe degenerare.
I disordini scoppiati quando si era diffusa la voce che la gendarmerie volesse andare ad arrestare Sonko e la successione di arresti registrata nei giorni scorsi, che ha portato anche a uno sciopero degli insegnanti, sono segnali da non sottovalutare secondo diversi osservatori. Fonti di stampa locale riferiscono che sarebbero stati arrestati anche un poliziotto e un gendarme, accusati di avere fornito a Sonko informazioni sensibili.

A livello mediatico, in queste ultime ore lo scontro si sta manifestando a colpi di interviste e dichiarazioni più o meno clamorose. El Malick Ndiaye, responsabile della comunicazione per il partito Pastef, ha fatto circolare un’intervista in cui una zia di Adji Sarr, la giovane donna che ha denunciato Sonko, svela presunti retroscena del complotto accusando la nipote di avere inventato tutto.
Moussa Sy, attuale presidente del consiglio d’amministrazione del Porto autonomo di Dakar e figura di rilievo sulla scena politica senegalese, è intervenuto poche ore fa per dichiarare che la conoscenza tra Ousmane Sonko e Adji Sarr risale almeno a tre anni fa e “la vicenda non ha nulla di politico”.
La tesi che questa sia una vicenda che non riguarda la politica è stata espressa anche dal presidente Macky Sall nell’unica situazione pubblica in cui abbia accettato di esprimersi sul caso Sonko.

Per smussare gli animi e spingere verso un’improbabile pacificazione sono scesi in campo anche leader religiosi. Radio france International dà conto dell’intervento di Mame Mactar Guèye, portavoce della ong islamica Jamra. “Siamo lontani dall’idea di interferire nell’azione dell’istituzione giudiziaria” ha detto Guèye. “Non siamo giudici o avvocati. Siamo facilitatori, persone di buona volontà, prima che si intensifichi e diventi ingestibile perché ci sono già zuffe. Ci sono feriti, case bruciate”.

Sonko continua ad avere l’appoggio del suo partito e, in generale, dei giovani e di moltissimi senegalesi della diaspora. Consigliato da un pool di sei avvocati formatosi in occasione di questa denuncia, gode anche dell’appoggio di figure di profilo elevato. Per esempio l’archistar Pierre Goudiaby Atepa, che lo ha sostenuto già alle presidenziali del 2019, il marabout mouride Serigne Abdou Mbacké e il celebre intellettuale e politico Dialo Diop con cui aveva stretto un’alleanza già nel 2017.

(Stefania Ragusa)

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