RD Congo: Nord Kivu, organizzazione denuncia massacri e indifferenza del governo

di Valentina Milani
Strage di civili in Kivu
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Nel Nord Kivu la popolazione continua a fare i conti con violenze e uccisioni senza che il governo presti particolare attenzione a ciò che sta accadendo ai civili: questo il monito degli attivisti di Lutte pour le Changement (Lucha), organizzazione che denuncia nel solo mese di marzo l’uccisione di 103 civili nel territorio di Beni e annuncia una serie di manifestazioni per la pace per porre fine ai massacri ingiustificati

In un comunicato trasmesso da Lucha viene inoltre segnalato un aumento di minacce agli attivisti che si battono per la difesa dei diritti della popolazione: «il 24 marzo, nove compagni sono stati arrestati a Kasindi e trasferiti a Beni dove sono detenuti senza che nessun procedimento giudiziario si  aperto contro di loro. Il 5 aprile altri dodici sono stati arrestati e trasferiti alla prigione centrale su ordine del colonnello Kumbu Ngoma, avvocato generale dell’esercito operativo che li ha accusati, ingiustamente, di demoralizzare i soldati dell’esercito (Fardc)», si legge nella nota.

Lutte Pour Le Changement è un gruppo, nato Goma e diffuso in molte città del Paese, che lotta per i diritti della popolazione e che cerca di difendere la libertà dei congolesi dalle violazioni da parte di governi, organizzazioni sociali e privati.

Il 2020 è stato caratterizzato da continui attacchi contro le popolazioni civili nel Nord Kivu. Il Centro studi per la promozione della pace, della democrazia e dei diritti umani, un’organizzazione della società civile locale, ha contato 1.135 civili uccisi nel solo territorio di Beni tra l’inizio di dicembre 2019 e la fine di novembre 2020.

La popolazione sembra quindi essere stretta tra la morsa degli attacchi dei gruppi armati come l’Adf e l’indifferenza del governo.

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